«Mi auguro che Fabio Paratici intervenga in maniera importante: non è una bocciatura dell’allenatore, ma la convinzione che, in un’ottica di medio periodo, serva un progetto tecnico diverso, con un’altra identità»

Una stagione difficile, fatta di alti e bassi e senza una vera continuità: è questa la fotografia della Fiorentina secondo Fabio Giorgetti, intervenuto al Pentasport di Radio Bruno, che analizza con lucidità i limiti della squadra viola.

«Si parla tanto di positività, ma la realtà è che abbiamo preso gol dopo appena 15 minuti, con una difesa che si è aperta come già accaduto altre volte: sono errori che si ripetono», spiega. Il problema però non è solo difensivo, perché «mi sarei aspettato una Fiorentina più aggressiva: invece fatichiamo terribilmente a creare occasioni vere, anche perché il terminale offensivo non riesce mai a dare profondità alla manovra, e quando arrivi negli ultimi metri senza soluzioni diventa tutto più complicato». Sul percorso europeo il giudizio è netto: «Più che parlare di segnali positivi, bisogna essere onesti: il doppio confronto lo abbiamo perso all’andata». In campionato qualcosa si salva, perché «va riconosciuto che la squadra ha raggiunto un obiettivo che, a un certo punto, sembrava fuori portata», ma questo non cambia il bilancio complessivo: «Resta una stagione deludente. Paolo Vanoli ha fatto il suo dovere portando la squadra in sicurezza, ma questo non basta per il futuro della Fiorentina».

Lo sguardo si sposta quindi sulle scelte della dirigenza: «Mi auguro che Fabio Paratici intervenga in maniera importante: non è una bocciatura dell’allenatore, ma la convinzione che, in un’ottica di medio periodo, serva un progetto tecnico diverso, con un’altra identità». Il punto più critico resta l’attacco: «Piccoli?Non può essere il centravanti titolare della Fiorentina, e nemmeno la prima alternativa: a questo punto è meglio investire su un giovane e costruirlo in casa», sottolinea Giorgetti, insistendo su un aspetto chiave: «Non è solo una questione di gol, ma di movimenti: una punta deve saper lavorare per la squadra, creare spazi, dare profondità, e questo oggi manca».

Il confronto con il passato è provocatorio: «Abbiamo ceduto Giovanni Simeone dopo una stagione da 14 gol, oggi al confronto sembra Marco van Basten», aggiunge, citando anche Giampaolo Pazzini «che aveva un altro modo di stare in area, attaccava lo spazio ed era decisivo nei momenti chiave». Infine, la riflessione economica: «Il ragazzo ha dato quello che poteva, ma il vero problema è il costo dell’operazione: parliamo di circa 27 milioni, una cifra che per quello che si è visto pesa tantissimo», conclude, tracciando una linea chiara: «Non è solo una questione di rendimento, ma di costruzione della squadra, ed è da qui che la Fiorentina deve ripartire».

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