Tra delusioni, valutazioni individuali e dubbi tecnici, la Fiorentina si gioca tutto nel finale di stagione

La stagione della Fiorentina si avvia alla conclusione con un carico di aspettative deluse e poche certezze su cui costruire il futuro. Mancano soltanto quattro partite alla fine del campionato, 360 minuti che non cambieranno il giudizio complessivo su un’annata negativa, ma che potranno comunque incidere su valutazioni individuali e sulle strategie della società. Il calendario propone sfide impegnative: Roma in trasferta, Genoa in casa, Juventus fuori e infine Atalanta al Franchi. Un percorso che, più che per la classifica viola, sarà determinante per gli equilibri di chi lotta per un posto in Europa.

La squadra ha già evitato il peggio, scongiurando una retrocessione che, in un certo momento della stagione, sembrava tutt’altro che improbabile. Questo resta, di fatto, l’unico risultato positivo. Per il resto, il bilancio è povero di soddisfazioni e ricco di rimpianti. Proprio per questo, il finale rappresenta una sorta di esame di riparazione per molti giocatori, chiamati a ribaltare giudizi fin qui negativi.

Lo sguardo, inevitabilmente, è già rivolto alla prossima stagione. L’obiettivo dichiarato dalla dirigenza al momento dell’arrivo di Paratici era quello di riportare la Fiorentina su un palcoscenico internazionale. Tuttavia, alla luce di quanto visto quest’anno, appare difficile immaginare che questo traguardo possa essere raggiunto senza cambiamenti significativi. Uno dei nodi principali riguarda la guida tecnica: la permanenza di Vanoli sembra improbabile. Le idee di gioco mostrate, sia a Firenze che nella precedente esperienza al Torino, non sembrano compatibili con ambizioni europee. Un approccio troppo prudente, basato più sulla fase difensiva che sulla produzione offensiva, può garantire stabilità ma difficilmente porta oltre la metà classifica.

Le strade possibili sono due: investire pesantemente sul mercato per costruire una squadra di alto livello, oppure puntare su un allenatore con una filosofia più propositiva e moderna. In entrambi i casi, sarà necessaria una profonda riflessione.

Intanto, diversi giocatori si giocano il proprio futuro nelle ultime giornate. Tra chi è arrivato in prestito o potrebbe essere riscattato, spiccano nomi come Harrison, Solomon, Rugani, Fabbian e Brescianini. In particolare, l’ex Bologna ha deluso le aspettative e potrebbe essere rimesso sul mercato già in estate.

Ci sono poi i giocatori di proprietà che non hanno reso come previsto. Gudmundsson, Gosens, Dodo, Fazzini, Piccoli e Comuzzo non sono riusciti a garantire continuità né prestazioni all’altezza. Altri, come Ranieri, Mandragora, Pongracic e Kean, hanno alternato buone prove a momenti di evidente difficoltà. Su Kean, in particolare, resta il dubbio legato al suo impiego nel finale: non è scontato che trovi spazio nei minuti restanti.

Pochi gli elementi che hanno convinto pienamente. Fagioli e Parisi si sono distinti per rendimento e affidabilità, mentre Ndour ha mostrato segnali incoraggianti nella parte finale della stagione. Fortini, invece, resta un’incognita: dopo un buon inizio, il suo rendimento è calato drasticamente fino a sparire dalle rotazioni, e il rinnovo contrattuale non è mai stato concretizzato.

Capitolo portieri: tornerà Martinelli, mentre De Gea, dopo una prima parte di stagione negativa, ha ritrovato buoni livelli. Tuttavia, il suo ingaggio elevato impone riflessioni alla dirigenza, che dovrà decidere se proseguire su questa strada o optare per soluzioni diverse.

Il finale di stagione, quindi, non sarà solo una formalità. Per molti rappresenta l’ultima occasione per convincere società e tifosi, per altri potrebbe essere già troppo tardi. E mentre il tempo scorre e il gong si avvicina, la Fiorentina si prepara a chiudere un capitolo complicato, con la consapevolezza che l’estate porterà inevitabilmente cambiamenti profondi. Anche perché, tra pochi mesi, sarà tempo di ritrovare i giocatori rientranti dai prestiti e il lavoro per Paratici non mancherà.

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