Stefano Prizio cambia rotta e si tuffa nella narrativa di genere con la sua ultima fatica letteraria, "Giallo Viola". Ospite ai microfoni di Radio Bruno, l'autore ha raccontato la genesi di un'opera che segna una rottura con il passato: «Finora ho scritto libri inerenti la storia della Fiorentina, ma volevo misurarmi con qualcosa di diverso uscendo dalla comfort zone». Una sfida non priva di incognite, affrontata guardando ai maestri del noir fiorentino: «Mi ispiro a Marco Vichi e Gigi Paoli, sono un loro gran lettore da sempre. Magari fossi bravo come loro. È stato difficile, ma mi sono divertito tantissimo».
Per Prizio, l'approccio alla scrittura noir ha seguito dinamiche quasi sentimentali: «Uscire dalla zona conosciuta è sempre complicato, ma quando inizi a padroneggiare il genere sembra di vivere una nuova storia d'amore con una ragazza. Bisogna scrivere e, come con le donne, ascoltare, anche un po' sé stessi».
Oltre ai libri, l'intervento ha toccato i temi caldi di casa Fiorentina, in particolare le indiscrezioni sul possibile addio del direttore sportivo Fabio Paratici. Prizio non ha nascosto la sua preoccupazione dopo le recenti dichiarazioni di Fabrizio Lucchesi: «Sentire un dirigente esperto come lui dire che non si sorprenderebbe se Paratici andasse via mi ha destabilizzato. Per la Fiorentina sarebbe un brutto colpo per ciò che ne rimane della credibilità di questa proprietà. Su di lui si concentra gran parte dell'aspettativa della tifoseria».
Tuttavia, l'autore invita a mantenere un equilibrio nei giudizi, evitando di trasformare i dirigenti in figure intoccabili: «Fare lo stesso errore commesso con Pioli? Le santificazioni in vita non vanno abusate, e a Firenze a volte succede. Paratici è un bravo dirigente, non è un taumaturgo. Se uno come lui andasse via, ci lascerebbe pensare che qui non ha trovato la possibilità seria di portare avanti il suo lavoro».
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