L’affitto passa da 800 a 1.400 euro al mese e una coppia di anziani è costretta a lasciare l’abitazione dove ha vissuto per mezzo secolo. Il Sunia lancia l’allarme: aumentano gli sfratti per fine locazione

Dopo cinquant’anni trascorsi nella stessa casa, Marisa e Alvaro, entrambi 82enni, si preparano a lasciare l’appartamento in affitto dove hanno costruito la loro vita. La loro abitazione, un appartamento di circa 70 metri quadrati nella zona di via Gioberti a Firenze, è diventata improvvisamente troppo cara per le loro possibilità economiche.

Il proprietario ha infatti deciso di adeguare il canone ai prezzi di mercato, portandolo da 800 a 1.400 euro al mese. Un aumento che i due pensionati non sono in grado di sostenere.

Per la coppia si chiude così una storia lunga mezzo secolo. Una casa che non è stata soltanto un tetto sopra la testa, ma il luogo dove è cresciuta la famiglia, dove si sono accumulati ricordi, oggetti, affetti e dove, negli anni, gli stessi inquilini hanno contribuito a effettuare interventi di manutenzione e miglioramento.

Attraverso il Sunia, il sindacato degli inquilini, Marisa e Alvaro raccontano il disagio e la sofferenza che stanno vivendo. «Proviamo vergogna per quello che ci sta succedendo, anche se non abbiamo colpe. Abbiamo sempre pagato l’affitto regolarmente e puntualmente», spiegano.

Alla preoccupazione economica si aggiunge quella umana. «Ci spaventa affrontare un trasloco a 82 anni, con tutti gli acciacchi dell’età e con la consapevolezza che in una casa più piccola non riusciremo a portare con noi tutto ciò che abbiamo accumulato in una vita».

Il problema più grande resta però trovare una nuova sistemazione. L’accesso a un alloggio popolare non è scontato e il mercato privato offre sempre meno soluzioni accessibili.

Secondo il Sunia, quella della coppia fiorentina è una situazione sempre più frequente. «Fino a qualche anno fa la maggior parte degli sfratti era legata alla morosità», spiega Andrea Donato del sindacato. «Oggi prevalgono invece gli sfratti per finita locazione».

I numeri confermano il cambiamento. Nel 2025 il Sunia Firenze ha seguito 129 famiglie coinvolte in procedure di sfratto per fine contratto contro circa 70 per morosità. Nei primi cinque mesi del 2026 si contano già 50 casi di sfratto per finita locazione e appena 10 per morosità.

Dietro questo fenomeno c’è soprattutto la crescita dei canoni di locazione. Molti proprietari scelgono di aumentare gli affitti per adeguarsi ai valori di mercato o, in alcuni casi, per destinare gli immobili agli affitti turistici brevi.

Tra i casi seguiti dal sindacato c’è anche quello di una famiglia residente a Gavinana, con due figli e due genitori lavoratori, che dopo dodici anni si è vista aumentare il canone da 800 a 1.300 euro al mese.

L’emergenza abitativa continua così a rappresentare una delle principali criticità della Toscana. Durante un’assemblea interregionale del Sunia, l’assessora regionale Alessandra Nardini ha evidenziato come le risorse destinate alle politiche abitative siano insufficienti rispetto ai bisogni reali.

Anche il sindacato chiede un intervento strutturale da parte del Governo. «Vendere le case popolari non risolve il problema», sostiene il segretario del Sunia Toscana, Fabio Seggiani, condividendo le preoccupazioni espresse dalla segretaria nazionale Cristina Piastrelli.

I dati confermano la pressione crescente sul mercato. In Toscana il canone medio di affitto raggiunge i 18,8 euro al metro quadrato, il valore più alto dell’Italia centrale. Parallelamente quasi 20mila famiglie risultano in attesa di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, mentre oltre 4.700 case popolari risultano ancora non assegnabili.

Numeri che raccontano una crisi abitativa sempre più profonda e che, come dimostra la storia di Marisa e Alvaro, colpisce ormai anche chi per decenni ha vissuto serenamente nella stessa casa senza mai immaginare di doverla lasciare. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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