La vera svolta sugli affitti brevi a Firenze potrebbe arrivare nel 2028. Dopo l’approvazione della delibera che estende il blocco delle nuove locazioni turistiche anche alle aree esterne al centro storico, Palazzo Vecchio guarda già al prossimo passo: introdurre un numero massimo di affitti brevi quartiere per quartiere.
L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di tutelare la residenzialità e contenere l’impatto della pressione turistica sul mercato immobiliare cittadino, senza penalizzare chi utilizza una singola abitazione come integrazione al reddito familiare.
La sindaca Sara Funaro spiega che il nuovo sistema entrerà in vigore alla scadenza della moratoria prevista dalla legge regionale sul turismo, fissata al 31 maggio 2028. Fino ad allora le attività già esistenti potranno continuare a operare, mentre le nuove aperture restano bloccate nelle aree interessate dal provvedimento.
A partire dal 2028 tutti gli affitti brevi dovranno ottenere l’autorizzazione quinquennale prevista dalla normativa regionale. Sarà proprio in quella fase che il Comune definirà soglie numeriche e limiti massimi per ciascuna zona della città, sulla base del monitoraggio in corso realizzato con l’Università La Sapienza.
Qualora le richieste dovessero superare i limiti stabiliti, entreranno in funzione criteri di priorità. L’intenzione dell’amministrazione è favorire i piccoli proprietari rispetto agli operatori che gestiscono numerosi immobili a fini turistici.
«Saranno previsti meccanismi di premialità per favorire il piccolo proprietario che utilizza l’appartamento come integrazione al reddito», spiega la sindaca. Una distinzione che potrebbe essere costruita anche prendendo come riferimento la normativa nazionale che considera imprenditoriale l’attività svolta con almeno tre appartamenti.
I futuri limiti riguarderanno sia il centro storico UNESCO sia le sottozone A3 e A4 recentemente interessate dall’estensione del blocco. Le aree sottoposte a restrizioni potrebbero però essere modificate nel tempo qualora emergessero nuove situazioni critiche.
Un altro effetto atteso riguarda gli immobili che oggi operano come affitti brevi ma che, alla fine della moratoria, potrebbero non possedere i requisiti richiesti per ottenere l’autorizzazione definitiva, come certificazioni di abitabilità o superfici minime previste dalla normativa.
A spingere verso la stretta sono anche i dati emersi dagli studi commissionati dal Comune. Nel centro storico, secondo le analisi coordinate dal professor Filippo Celata, il rapporto tra appartamenti destinati ai turisti e abitazioni disponibili per i residenti ha ormai raggiunto livelli particolarmente elevati, con una media di tre alloggi turistici per ogni abitazione destinata alla residenza e punte ancora superiori in alcune aree.
Per Palazzo Vecchio il numero chiuso rappresenta quindi il tassello finale di una strategia che punta a riequilibrare il rapporto tra turismo e vita quotidiana della città, cercando di preservare il tessuto sociale dei quartieri e l’accessibilità della casa per i residenti. Lo scrive Repubblica Firenze.
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