C'è un gol che, a distanza di oltre quarant'anni, continua a lasciare un pizzico di amarezza nel cuore di Giancarlo Antognoni. Ospite di Sabato Sport su Radio1 Rai, il campione del mondo del 1982 è tornato su uno degli episodi più discussi della sua carriera: la rete annullata contro il Brasile nella storica sfida del Mundial spagnolo.
«C'è un gol che ricordo benissimo, anche se fu annullato, quello contro il Brasile al Mondiale del 1982», ha raccontato l'ex capitano della Fiorentina. «Ancora oggi, a distanza di tanti anni, mi lascia un po' di amarezza. Avrei voluto lasciare il segno con un gol e quello mi venne annullato per fuorigioco. Rivedendolo tante volte, quel fuorigioco non c'era assolutamente».
Antognoni ha poi ricordato anche un incontro avvenuto anni dopo con l'arbitro di quella partita, il tedesco Klein. «L'arbitro Klein, che incontrai anni dopo a Firenze, mi disse che l'errore non era stato suo, ma del guardalinee. All'epoca, naturalmente, non esisteva il Var». Un episodio rimasto nella memoria collettiva del calcio italiano, nonostante quella Nazionale riuscì comunque a conquistare il titolo mondiale.
L'ex numero 10 viola ha poi svelato alcuni retroscena di mercato che avrebbero potuto cambiare il corso della sua carriera. «Ho avuto qualche possibilità di andare alla Juventus nel 1977. L'Avvocato Agnelli mi voleva e mi fece proposte molto interessanti, ma io stavo bene a Firenze e decisi di rimanere». Qualche anno più tardi arrivò anche il corteggiamento della Roma. «Nel 1980 il presidente Dino Viola mi invitò a cena a casa sua e mi voleva fortemente. Anche Nils Liedholm, che era stato il mio maestro e mi aveva fatto esordire in Serie A a 18 anni, mi avrebbe voluto nella sua squadra».
Due occasioni che fecero vacillare, almeno per un momento, la storica bandiera viola. «Sono stati i due momenti in cui ho tentennato un po', ma alla fine ho deciso di restare a Firenze. Oggi sono contento di quella scelta, perché Firenze rappresenta la mia vita. È come se giocassi ancora, nonostante abbia smesso da tanti anni».
Parole che raccontano ancora una volta il legame indissolubile tra Antognoni e la città che lo ha adottato e consacrato. Un rapporto fatto di appartenenza, fedeltà e amore reciproco, diventato negli anni uno dei simboli più autentici della storia della Fiorentina.
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