Linee guida chiare, grande ambizione e un punto fermo da cui ripartire, identificato in Moise Kean. Nella conferenza stampa tenutasi al Viola Park, il direttore sportivo della Fiorentina, Fabio Paratici, ha tracciato la rotta del club per il futuro, parlando al fianco del direttore generale Alessandro Ferrari.
Il punto di partenza della nuova stagione è proprio il centravanti azzurro, considerato un pilastro fondamentale sia dal punto di vista tecnico che economico. Paratici ha sottolineato come Kean rappresenti un patrimonio non solo per la Fiorentina ma per tutto il calcio italiano, ribadendo la forte volontà di trattenerlo come numero nove della squadra, pur riconoscendo che nel mercato odierno i club non sono sempre padroni assoluti del proprio destino di fronte a offerte irrinunciabili.
Il direttore sportivo ha poi voluto dare una forte scossa all'ambiente sul piano della mentalità, rifiutando categoricamente la logica dei piazzamenti di metà classifica o della transizione perenne. Ha infatti dichiarato che, a causa della sua impostazione fortemente competitiva, non può accettare l'idea di posizionarsi al settimo o ottavo posto per quattro anni consecutivi. Per Paratici è preferibile scivolare fino al quattordicesimo posto in una singola stagione, a patto che questo serva concretamente come base per crescere, resettare e ripartire verso traguardi più alti. Prima ancora di concentrarsi sui singoli nomi del mercato, l'obiettivo prioritario resta quindi la costruzione di una società solida, presupposto indispensabile per avere una squadra altrettanto competitiva sul campo.
Infine, la conferenza è stata l'occasione per congedare il precedente allenatore e spiegare i motivi che hanno portato alla scelta della nuova guida tecnica. Dopo aver espresso un sincero ringraziamento a Paolo Vanoli per il grandissimo lavoro svolto, Paratici ha spiegato che la decisione di puntare su Fabio Grosso è nata dal fatto che l'ex campione del mondo era l'unico vero candidato per la panchina. Il profilo di Grosso ha convinto totalmente la dirigenza sotto l'aspetto professionale, umano e morale, incarnando perfettamente l'identikit del tecnico moderno, capace di abbinare al lavoro sul campo anche una visione e una sensibilità da dirigente.
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