Giancarlo Antognoni, inimitabile numero dieci della storia della Fiorentina, si è raccontato al Pentasport di Radio Bruno, per parlare di "Una vita da Dieci" libro scritto da Luca Calamai.
"Franco Calamai mi seguiva negli anni in cui giocavo, ma anche Luca nei miei ultimi. Il dieci a scuola non lo prendevo, ne ho approfittato da calciatore. Da quando ho iniziato è stato sempre un voto alto quando facevo bene in campo, ma anche da dirigente. Ho passato una vita molto bella e ho raggiunto l'apice maggiore con la mia famiglia a Firenze. Il titolo di questo libro per me significa molto: la mia vita è da dieci.
La prima maglia con il numero dieci è arrivata dopo, all'inizio giocavo con il 7. Per il ruolo che avevo a centrocampo, potevo spaziare in tutte le zolle del campo e quindi concedermi anche il lusso, talvolta, di parlare con l'arbitro.
Quando la mia carriera stava finendo, Gaetano Scirea mi portò un distintivo della Juvetnus in oro, molto importante per la chiusura del mio percorso da calciatore. Io, Bruno Conti, Collovati e Galli siamo fra i pochi i quali il matrimonio è durato con un club.
L'episodio del mio infortunio è stato pesante. Eravamo primi in classifica quell'anno insieme alla Juve ma le medicine che mi somministravano erano forti: i miei riflessi erano ritardati. Sentito il dottore, decisi di toglierle. Dopo quattro mesi ho ricominciato a giocare e sono stato benissimo. Poi ci sono stati i Mondiali del 1982 che hanno coronato la mia storia. In Spagna avrei voluto segnare anch'io, nonostante la mia qualità fosse quella di farlo fare ai compagni.
De Sisti? Un punto di riferimento per la squadra. Nella mia Fiorentina ideale lo metto sicuramente, campione d'Italia nel '69 con i colori viola. Anche Bertoni ho inserito nella formazione tipo: è stato il primo straniero, abbiamo fatto diverse vacanza insieme... anche se non sapeva nuotare!
Numeri dieci dopo Antognoni. Baggio e Mutu erano più dei nove e mezzo, più seconde punte. Io mi sentivo più un trequartista. Il rapporto con Baggio, purtroppo, l'ho vissuto poco perché sono andato in Svizzera dopo la gara a Napoli. Ci siamo visti a riabilitazione insieme, poiché anche lui ha avuto tanti problemi alle ginocchia.
Ogni giorno per me è Natale a Firenze, ogni volta che esco di casa ricevo tutto l'affetto dei fiorentini. Difficilmente ho trovato un fiorentino che mi ha detto qualcosa di negativo. Ci è mancato solo di vincere uno Scudetto... Ho investito tanto nella Fiorentina da un punto di vista affettivo: non ho mai voluto andare via da Firenze, anche una volta smesso di giocare. Non tutti hanno avuto la mia fortuna, di potersi godere una vita così. Questo sarà il mio ultimo libro, fatto uscire in occasione del centenario della Fiorentina.
Non vorrei farne una telenovela con la mia partecipazione al centenario. Difficilmente cambierò idea, quasi impossibile. Voglio lasciare la scelta fatta dalle persone che stanno organizzando l'evento. Io ho detto NO ad Agnelli... così lo dico alla Fiorentina attuale, che non è LA Fiorentina. Lasciamo aperta una porticina... ma solo da calcetto".
"Franco Calamai mi seguiva negli anni in cui giocavo, ma anche Luca nei miei ultimi. Il dieci a scuola non lo prendevo, ne ho approfittato da calciatore. Da quando ho iniziato è stato sempre un voto alto quando facevo bene in campo, ma anche da dirigente. Ho passato una vita molto bella e ho raggiunto l'apice maggiore con la mia famiglia a Firenze. Il titolo di questo libro per me significa molto: la mia vita è da dieci.
La prima maglia con il numero dieci è arrivata dopo, all'inizio giocavo con il 7. Per il ruolo che avevo a centrocampo, potevo spaziare in tutte le zolle del campo e quindi concedermi anche il lusso, talvolta, di parlare con l'arbitro.
Quando la mia carriera stava finendo, Gaetano Scirea mi portò un distintivo della Juvetnus in oro, molto importante per la chiusura del mio percorso da calciatore. Io, Bruno Conti, Collovati e Galli siamo fra i pochi i quali il matrimonio è durato con un club.
L'episodio del mio infortunio è stato pesante. Eravamo primi in classifica quell'anno insieme alla Juve ma le medicine che mi somministravano erano forti: i miei riflessi erano ritardati. Sentito il dottore, decisi di toglierle. Dopo quattro mesi ho ricominciato a giocare e sono stato benissimo. Poi ci sono stati i Mondiali del 1982 che hanno coronato la mia storia. In Spagna avrei voluto segnare anch'io, nonostante la mia qualità fosse quella di farlo fare ai compagni.
De Sisti? Un punto di riferimento per la squadra. Nella mia Fiorentina ideale lo metto sicuramente, campione d'Italia nel '69 con i colori viola. Anche Bertoni ho inserito nella formazione tipo: è stato il primo straniero, abbiamo fatto diverse vacanza insieme... anche se non sapeva nuotare!
Numeri dieci dopo Antognoni. Baggio e Mutu erano più dei nove e mezzo, più seconde punte. Io mi sentivo più un trequartista. Il rapporto con Baggio, purtroppo, l'ho vissuto poco perché sono andato in Svizzera dopo la gara a Napoli. Ci siamo visti a riabilitazione insieme, poiché anche lui ha avuto tanti problemi alle ginocchia.
Ogni giorno per me è Natale a Firenze, ogni volta che esco di casa ricevo tutto l'affetto dei fiorentini. Difficilmente ho trovato un fiorentino che mi ha detto qualcosa di negativo. Ci è mancato solo di vincere uno Scudetto... Ho investito tanto nella Fiorentina da un punto di vista affettivo: non ho mai voluto andare via da Firenze, anche una volta smesso di giocare. Non tutti hanno avuto la mia fortuna, di potersi godere una vita così. Questo sarà il mio ultimo libro, fatto uscire in occasione del centenario della Fiorentina.
Non vorrei farne una telenovela con la mia partecipazione al centenario. Difficilmente cambierò idea, quasi impossibile. Voglio lasciare la scelta fatta dalle persone che stanno organizzando l'evento. Io ho detto NO ad Agnelli... così lo dico alla Fiorentina attuale, che non è LA Fiorentina. Lasciamo aperta una porticina... ma solo da calcetto".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies
