Il Capitano presenta la sua autobiografia e ribadisce la scelta di non partecipare alla festa dei 100 anni della Fiorentina: «La proprietà non mi ha considerato per cinque anni»

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In occasione dell'uscita della sua autobiografia Una vita da dieci. La mia storia tra la Viola e l'Azzurro, scritta con Luca Calamai, Giancarlo Antognoni ripercorre cinquant'anni di carriera e di vita, legati indissolubilmente a Firenze e alla Fiorentina. Un libro che arriva nell'anno del Centenario viola, ma che non cambia la posizione dell'ex capitano sulla festa organizzata dal club.

«Mi conoscete, sono sempre stato chiaro e non cambio idea. Questa è la festa dell'attuale proprietà che non mi ha considerato per cinque anni», spiega Antognoni, confermando che non prenderà parte alle celebrazioni. Un'assenza che nasce dal rapporto mai ricucito con la società, nonostante il legame con la città sia rimasto immutato. «Firenze ha per me un affetto straordinario, ricambiato. Vale più di tanti trofei».

Nel corso dell'intervista il numero dieci ripercorre anche il calcio di ieri e quello di oggi. «Una volta c'erano le bandiere, oggi tutto va di corsa. Si è perso il valore delle piccole cose e del senso di appartenenza». Tra i giocatori attuali indica Nico Paz come uno dei talenti che più lo affascinano: «Mi ci rivedo, anche se il calcio moderno impone ritmi molto più veloci».

Non manca il ricordo dei momenti più belli della carriera, dal Mondiale vinto nel 1982 allo scudetto sfiorato con la Fiorentina, passando per gli infortuni che hanno segnato il suo percorso. «La gente di Firenze mi ha dato la forza di tornare in campo. È stata una spinta decisiva». E proprio quel rapporto speciale con i tifosi resta il patrimonio più prezioso della sua storia: «A Firenze, anche se vivi lontano, non puoi fare a meno di tornare».

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