E dunque, dopo Viery, Dragusin, Oulai, Atta, Jimenez, Joao Mario e Valdepenas, la Fiorentina prende anche Mastantuono. E adesso sognare è cosa più che lecita.
Tutti giovani, qualcuno giovanissimo, gente che tra soldi già spesi e altri da spendere in caso di eventuali o obbligatori riscatti costeranno oltre 150 milioni, nonostante l’ultimo innesto sia un prestito secco, tutti presi con un occhio sull’oggi ma anche sul domani. Nessuno, tuttavia, italiano. Come qualcuno ha avuto di che polemizzare anche in vari articoli di giornale.
Il tutto dimenticando, o ignorando, che le difficoltà del calcio italiano stanno proprio in quello che sta facendo la Fiorentina quest’estate, o meglio in quello che ha fatto nelle estate precedenti. Con una rosa composta da gran parte di giocatori italiani, infatti, pochi mesi fa la Fiorentina si è salvata per il rotto della cuffia. Negli anni ha quasi sempre preferito investire su giocatori del nostro paese, con milioni e milioni spesi per giocatori che poi si sono rivelati essere normali, ‘flat’ come direbbe Paratici, cioè che non sono mai riusciti ad essere una rosa che andasse oltre il settimo/ottavo posto, o al massimo un sesto con Palladino. Fagioli, Ndour e Kean sono gli unici superstiti di un sogno violazzurro che Rocco Commisso ha più volte provato a perseguire. Poi c’è Mandragora e forse Piccoli. Gli altri saranno praticamente tutti giocatori stranieri.
D’altronde, se vuoi provare ad alzare il livello e provare ad arrivare laddove la Fiorentina non è riuscita ad arrivare per anni, cioè almeno in Europa League, vanno messe dietro realtà come Atalanta, Como e Bologna, squadre che grazie allo scouting internazionale e a giocatori presi dall’estero, sconosciuti, tutti stranieri o quasi, hanno scalzato la Fiorentina azzurra dalle gerarchie che in precedenza occupava. Non sempre, ma neanche mai.
D’altronde, Oulai ha giocato un Mondiale, Dragusin le coppe europee, Mastantuono è una stella mondiale, Atta ha strabiliato in Serie A, Jimenez e Joao Mario hanno comunque più presenze in Serie A e in club di spessore rispetto ad un ‘Fortini qualunque’, che non ha mai aperto ad un rinnovo di contratto con la Fiorentina pur non avendo ancora fatto una presenza in Serie A. La Fiorentina di Ranieri, Comuzzo, Fabbian, Brescianini, Fazzini, Kouadio, Ndour, Piccoli, Rugani, Nicolussi Caviglia, Mandragora, Viti, Fagioli, Kean e Parisi, d’altronde, è costata uno sproposito e non ha dato i risultati sperati. C’è poi da sottolineare come non ci siano giocatori acquistabili da una realtà come la Fiorentina che siano di un livello medio-alto. Lo abbiamo visto con Palestra, mentre tutti gli altri hanno valutazioni di mercato enormi.
Perciò, niente italiani? E vabbè. L’importante è che siano forti. D’altronde se l’Italia non va ai Mondiali da tre edizioni ci sarà un motivo no? Non sarà certo colpa della Fiorentina. Anzi, in ottica futura il club viola è tra quelli che sta lavorando meglio di tanti altri su ragazzi italiani e anche toscani: Braschi, Martinelli, Croci e altri, sperando nell’esplosione definitiva di Ndour e nel ritorno del vero Comuzzo (sempre che torni qui), per non parlare dell’essere stata una delle poche ad aver creduto in Fagioli quando tutti lo avevano accantonato. Insomma, magari tra qualche anno qualcuno dovrà ricredersi. E comunque, un bel chissenefrega ci può stare di diritto.
Tutti giovani, qualcuno giovanissimo, gente che tra soldi già spesi e altri da spendere in caso di eventuali o obbligatori riscatti costeranno oltre 150 milioni, nonostante l’ultimo innesto sia un prestito secco, tutti presi con un occhio sull’oggi ma anche sul domani. Nessuno, tuttavia, italiano. Come qualcuno ha avuto di che polemizzare anche in vari articoli di giornale.
Il tutto dimenticando, o ignorando, che le difficoltà del calcio italiano stanno proprio in quello che sta facendo la Fiorentina quest’estate, o meglio in quello che ha fatto nelle estate precedenti. Con una rosa composta da gran parte di giocatori italiani, infatti, pochi mesi fa la Fiorentina si è salvata per il rotto della cuffia. Negli anni ha quasi sempre preferito investire su giocatori del nostro paese, con milioni e milioni spesi per giocatori che poi si sono rivelati essere normali, ‘flat’ come direbbe Paratici, cioè che non sono mai riusciti ad essere una rosa che andasse oltre il settimo/ottavo posto, o al massimo un sesto con Palladino. Fagioli, Ndour e Kean sono gli unici superstiti di un sogno violazzurro che Rocco Commisso ha più volte provato a perseguire. Poi c’è Mandragora e forse Piccoli. Gli altri saranno praticamente tutti giocatori stranieri.
D’altronde, se vuoi provare ad alzare il livello e provare ad arrivare laddove la Fiorentina non è riuscita ad arrivare per anni, cioè almeno in Europa League, vanno messe dietro realtà come Atalanta, Como e Bologna, squadre che grazie allo scouting internazionale e a giocatori presi dall’estero, sconosciuti, tutti stranieri o quasi, hanno scalzato la Fiorentina azzurra dalle gerarchie che in precedenza occupava. Non sempre, ma neanche mai.
D’altronde, Oulai ha giocato un Mondiale, Dragusin le coppe europee, Mastantuono è una stella mondiale, Atta ha strabiliato in Serie A, Jimenez e Joao Mario hanno comunque più presenze in Serie A e in club di spessore rispetto ad un ‘Fortini qualunque’, che non ha mai aperto ad un rinnovo di contratto con la Fiorentina pur non avendo ancora fatto una presenza in Serie A. La Fiorentina di Ranieri, Comuzzo, Fabbian, Brescianini, Fazzini, Kouadio, Ndour, Piccoli, Rugani, Nicolussi Caviglia, Mandragora, Viti, Fagioli, Kean e Parisi, d’altronde, è costata uno sproposito e non ha dato i risultati sperati. C’è poi da sottolineare come non ci siano giocatori acquistabili da una realtà come la Fiorentina che siano di un livello medio-alto. Lo abbiamo visto con Palestra, mentre tutti gli altri hanno valutazioni di mercato enormi.
Perciò, niente italiani? E vabbè. L’importante è che siano forti. D’altronde se l’Italia non va ai Mondiali da tre edizioni ci sarà un motivo no? Non sarà certo colpa della Fiorentina. Anzi, in ottica futura il club viola è tra quelli che sta lavorando meglio di tanti altri su ragazzi italiani e anche toscani: Braschi, Martinelli, Croci e altri, sperando nell’esplosione definitiva di Ndour e nel ritorno del vero Comuzzo (sempre che torni qui), per non parlare dell’essere stata una delle poche ad aver creduto in Fagioli quando tutti lo avevano accantonato. Insomma, magari tra qualche anno qualcuno dovrà ricredersi. E comunque, un bel chissenefrega ci può stare di diritto.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies
