Il gol contro il Benevento riaccende il dibattito sull'islandese dopo due stagioni tra lampi e delusioni

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ono bastati due minuti ad Albert Gudmundsson per segnare il primo gol ufficiale della stagione della Fiorentina, aprendo il 4-1 contro il Benevento in Coppa Italia. Una rete che non cancella due stagioni complicate, ma ripropone una domanda: vale ancora la pena credere nell'islandese? Arrivato nell'estate 2024 dopo i 14 gol e 4 assist realizzati con il Genoa, a Firenze non è mai riuscito a imporsi con la continuità attesa.

Nella prima stagione viola, condizionata anche dagli infortuni, Gudmundsson ha collezionato 24 presenze in Serie A con 6 gol e un assist. Nel campionato successivo sono arrivati 5 gol e 4 assist in 33 partite, mentre considerando tutte le competizioni il bilancio 2025/26 è stato di 9 reti e 6 assist. Numeri discreti, ma insufficienti per un giocatore chiamato a diventare uno dei principali riferimenti offensivi della Fiorentina. Il limite maggiore è stato proprio la continuità: grandi giocate alternate a lunghi periodi nei quali è rimasto ai margini della manovra.

Il nuovo corso di Fabio Grosso, però, potrebbe concedergli un'ultima possibilità. Gudmundsson resta un calciatore particolare per caratteristiche: può agire dietro la punta, partire più largo, giocare vicino a Kean e persino essere utilizzato da falso nove. Il sistema fluido mostrato contro il Benevento potrebbe inoltre permettergli di avvicinarsi maggiormente alla porta. Prima di cederlo al ribasso, quindi, la Fiorentina potrebbe voler capire quanto abbiano inciso sul suo rendimento anche il contesto tattico e le difficoltà delle ultime stagioni.

La concorrenza, tuttavia, è aumentata. Atta e Mastantuono possono giocare sulla trequarti, mentre l'arrivo di Pellegrino offre a Grosso anche la possibilità di costruire un attacco più fisico insieme a Kean. Gudmundsson rischia così un paradosso: il nuovo sistema potrebbe valorizzarlo, ma contemporaneamente renderlo meno indispensabile. Una condizione difficile da sostenere per un giocatore dal peso tecnico ed economico importante.

Resta quindi aperta anche la porta del mercato. Durante l'estate l'islandese è stato accostato soprattutto all'Atalanta, oltre che a Roma e Juventus e ad alcune possibili destinazioni estere, senza che finora sia arrivata una proposta in grado di convincere la Fiorentina.

Il gol contro il Benevento non basta per parlare di rinascita, ma ricorda che il talento mostrato a Genova non è scomparso. La domanda non è se Gudmundsson abbia qualità, ma se riuscirà finalmente a mostrarle con continuità in maglia viola. Dopo due stagioni il credito non può essere infinito, ma con un nuovo allenatore, un nuovo sistema e nuove gerarchie un ultimo tentativo può avere senso. Firenze di lampi ne ha già visti abbastanza: adesso aspetta finalmente la luce.

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