Città sempre più esposte a bombe d’acqua, trombe d’aria e allagamenti dopo lunghi periodi di siccità. Per Elena Granata, docente di Analisi della città e del territorio e di Geografia urbana al Politecnico di Milano, l’adattamento climatico deve diventare il «piano dei piani», alla base di ogni futura scelta urbanistica.
La strada indicata è quella della “città-spugna”. Le città costruite prevalentemente con pietra, cemento e asfalto sono quasi completamente impermeabili e, durante i temporali più violenti, non permettono all’acqua di essere assorbita. Occorre quindi aumentare le superfici permeabili e recuperare sistemi come pozzi e cisterne, capaci di raccogliere la pioggia per poi riutilizzarla nell'irrigazione del verde o nella pulizia delle strade.
Per Granata è necessario soprattutto depavimentare e rinverdire, partendo da cortili scolastici e piazzali dei supermercati. A Firenze cita il caso di piazza Bartali, dove, sostiene, sarebbe stato possibile realizzare una piazza inondabile con terreno e verde, sul modello di interventi già sperimentati in altre città europee.
Il ragionamento, secondo la docente, deve però coinvolgere anche il centro storico e le Soprintendenze. «Possiamo permetterci di tutelare davvero tutto a ogni costo?», domanda Granata, secondo cui il concetto stesso di conservazione dovrebbe evolversi alla luce dei cambiamenti climatici.
Centrale anche il ruolo del verde. «Gli alberi sono presidi di salute pubblica. Andrebbero trattati come tali», sottolinea. Servono investimenti nei vivai e specie capaci di adattarsi meglio alle nuove condizioni climatiche, evitando piante inadatte o costrette in spazi troppo ridotti e circondati dal cemento.
Per Firenze, secondo Granata, potrebbe essere utile guardare anche alle città mediterranee e alla loro storia: più ombra, più verde, maggiore capacità di assorbire e conservare l’acqua. L'adattamento al clima, conclude, non può più essere considerato un elemento accessorio, ma deve diventare la premessa di ogni decisione sulla città. Lo scrive la Repubblica.
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