
Il mix tra passato, presente e futuro continua a farla da padrone in questi giorni in zona Campo di Marte. E non stiamo parlando di quanto accaduto sabato prima, durante e dopo Fiorentina-Frosinone, né della sfida tra Fiorentina Legends e Operazione Nostalgia. No, ma di quanto accadrà sabato alle 15, quando i viola di Grosso dovranno per forza di cose schiantare il Torino di Comuzzo, Fortini e soprattutto Rolando Mandragora.
Non che lo si debba rimpiangere, attenzione. O meglio, ognuno faccia quello che crede. Ma l'addio di Rolli non è uno di quelli da 'guarda e passa' come nel caso di tanti 'presunti fenomeni' che se ne sono voluti andare per forza, di quelli da proverbiale 'Firenze città d'arte, saluta chi arriva e...', bensì uno di quelli che merita quantomeno un 'grazie e arrivederci'. Lo merita il ragazzo, che non si è mai risparmiato per la maglia della Fiorentina e per Firenze. Poi, sul valore del calciatore se ne può anche parlare.
Mandragora saluta la Fiorentina lasciando il miglior ricordo possibile, un gol a Torino contro la Juventus bellissimo e godurioso, una delle poche soddisfazioni regalate alla piazza in una stagione orrenda come quella scorsa. Stagione in cui, nel dubbio, Mandragora è stato al solito uno dei meno peggio, con 8 reti totali. Al passo d'addio Mandragora si è presentato con 26 gol segnati e 20 assist in 191 presenze e con un record che non è troppo indicativo in termini assoluti, ma lo è in quelli relativi: 56 presenze europee con la maglia della Fiorentina. Tutte in Conference League, tuttavia, che non possono avere un valore assoluto equiparabile alle presenze in Champions League di vari altri campioni della storia viola, ma che in termini relativi vogliono dire moltissimo della centralità di Mandragora nel percorso della Fiorentina degli ultimi anni.
E a proposito di Conference, viene da sé il ricordo di quella serata di un anno e mezzo fa, quando dopo aver segnato al Celje 2 reti decisive per l'approdo in semifinale di Conference scoppiò in lacrime ripensando alle sue difficoltà precedenti, prima di metter dentro quei due gol agli sloveni, 1 gol all'Inter, uno al Panathinaikos e uno alla Juve in rapida successione.
Poi sappiamo bene come andò col Betis. Lui, assieme a Ranieri e Dodo era uno degli ultimi superstiti di quel sogno sfumato di Atene, così come di quello precedente di Praga e pure di quello dell'Olimpico contro l'Inter. Alla fine quel sogno di regalare un trofeo a Firenze che tre volte ha accarezzato non lo ha mai realizzato.
Chissà, poi, se un giorno si saprà cosa accadde in quell'intervallo di Sassuolo-Fiorentina di dicembre scorso, quando Mandragora prese il pallone che si contendevano Kean e Gudmundsson e segnò il rigore del momentaneo 0-1. Chissà...intanto Mandragora riparte dal Toro, o meglio dal Franchi, dove sabato sarà vestito di granata, in questo strano e beffardo scherzo del destino. Passato, presente e futuro che si intrecciano. Sperando che vada tutto come deve andare. Nel frattempo è finita l'era Mandragora. Si volta pagina, in bocca al lupo. A entrambi.
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