In dieci anni gli imprenditori anziani sono aumentati del 19%, mentre le aziende giovanili sono diminuite del 29%. Cna: «Servono politiche per favorire il ricambio»

Un’impresa può chiudere anche se ha clienti e mercato, semplicemente perché nessuno è disponibile a raccogliere il testimone del titolare. È il rischio che riguarda sempre più aziende della Città metropolitana di Firenze, dove aumentano gli imprenditori anziani e diminuiscono i giovani alla guida delle attività.

I titolari di imprese individuali con almeno 70 anni sono 4.445 e rappresentano l’8,9% del totale, quasi uno ogni undici. La quota resta inferiore alla media italiana del 10,7% e a quella toscana del 10,5%, collocando Firenze all’ottantesimo posto tra le province italiane.

Il dato diventa però più preoccupante se confrontato con quello del 2015, quando gli imprenditori ultrasettantenni erano 3.737 e rappresentavano il 7% del totale. In dieci anni sono dunque aumentati di 708 unità, pari al 19%.

Nello stesso periodo le imprese giovanili sono diminuite da 9.735 a 6.890: un calo di 2.845 unità, pari al 29%. Una flessione molto più consistente rispetto a quella della popolazione fiorentina tra i 20 e i 39 anni, scesa fra il 2015 e il 2026 di oltre 7mila persone, corrispondenti al 3,3%.

«La demografia da sola non basta a spiegare il problema», osserva Francesco Amerighi, presidente di Cna Firenze Metropolitana. Il tema centrale è garantire continuità alle aziende ancora vitali, superando l’idea che il passaggio debba avvenire necessariamente all’interno della famiglia. A rilevare l’attività potrebbe essere un dipendente, un giovane intenzionato a mettersi in proprio oppure un nuovo imprenditore.

La chiusura di un’attività artigiana o di una piccola impresa rischia infatti di provocare anche la perdita di competenze e conoscenze costruite in anni di lavoro. «Non possiamo aspettare che un’impresa arrivi alla chiusura per porci il problema di chi potrà continuarla», sottolinea Amerighi, chiedendo una politica specifica per la trasmissione d’impresa.

Per Lorenzo Cei, segretario generale di Cna Firenze Metropolitana, servono strumenti concreti: credito per chi subentra, agevolazioni fiscali sulle cessioni e percorsi per trasferire le competenze. Allo stesso tempo, conclude Cei, è necessario rendere più semplice e attrattiva per i giovani la scelta di fare impresa. Lo scrive la Nazione. 

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