A sostegno della vertenza il parroco di San Salvi, don Pierfrancesco, presente al presidio

AGGIORNATA - Nel pomeriggio il presidio si è spostato sotto Palazzo Vecchio, dove era in corso il Consiglio comunale. Nel corso della giornata familiari e sindacati sono stati ricevuti prima dall'assessora regionale alle politiche sociali Monia Monni e dal capo di gabinetto Riccardo Nocentini, quindi dall'assessore comunale al welfare Nicola Paulesu insieme al presidente della commissione politiche sociali Edoardo Amato e al capogruppo dem Luca Milani.      

"In Regione l'assessora Monni si è impegnata a vedere cosa viene fuori dagli incontri di domani e mercoledì, per poi ragionarci sopra - fa sapere Papini -. Noi abbiamo chiesto urgentemente un tavolo per la prossima settimana con tutte le parti in campo. Anche in Comune l'assessore Paulesu ha detto che faranno la loro parte per evitare questa chiusura, che secondo noi è abbastanza scellerata. Vedremo se c'è un 'bagliore' per riuscire a invertire un decisione già presa. Per ora abbiamo preso una boccata di ossigeno".     

Per Cgil, Fp Cgil e Spi Cgil la chiusura della rsa "non può essere considerata una semplice scelta organizzativa: riguarda il lavoro, le persone ospitate, le famiglie e più in generale la tenuta dei servizi sociosanitari del territorio". Decisioni di questa portata, viene sottolineato in una nota congiunta, "devono essere discusse dentro una programmazione complessiva dei servizi sociosanitari, tenendo insieme i bisogni delle persone, la tutela dei livelli occupazionali, le esigenze del territorio e la qualità dell'offerta pubblica. Chiediamo alla Asl Toscana Centro di fare immediatamente chiarezza sul futuro delle Civette e sulle garanzie occupazionali".    

Per l'Usb dal confronto con le istituzioni "è emerso con chiarezza un dato politico: la volontà è quella di chiudere la rsa per presunti problemi strutturali. Sappiamo bene, e lo diciamo senza giri di parole, che Le Civette avranno un'altra destinazione d'uso e che la ristrutturazione dell'immobile sarà finanziata con i fondi del Pnrr. La scelta politica reale è dunque chiudere una struttura pubblica con una retta sociale di 70 euro al giorno, a tutto vantaggio delle strutture sanitarie private, che quella retta non la garantiscono a nessuno".

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AGGIORNATA - Sulla possibile chiusura della rsa Le Civette "crediamo che il Comune di Firenze non possa limitarsi a ricordare che la struttura è di proprietà dell'Azienda sanitaria e che quindi le decisioni spettano ad altri. Qui stiamo parlando di un presidio sociosanitario pubblico della nostra città e di un servizio essenziale per anziani e famiglie". Ad affermarlo è Lorenzo Masi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale, a proposito del futuro della struttura che si trova nell'area di San Salvi.

     
Domani i familiari degli ospiti incontreranno l'Asl Toscana centro, oggi invece hanno effettuato un presidio prima davanti alla Regione Toscana e successivamente davanti a Palazzo Vecchio. "Ci aspettiamo che sia finalmente fatta chiarezza. Ma chiediamo anche all'amministrazione comunale di assumere una posizione politica precisa: Firenze ha bisogno di aumentare la capacità di risposta alle persone anziane non autosufficienti, non di perdere posti pubblici disponibili. La programmazione sociosanitaria non può avvenire attraverso un progressivo svuotamento delle strutture per poi arrivare, alla fine, a constatarne la possibile chiusura. Se esistono problemi strutturali, organizzativi o economici alle Civette, devono essere illustrati e devono essere valutate tutte le soluzioni necessarie per mantenere il servizio".
     
Masi evidenzia inoltre come i numeri rendono la situazione "ancora più difficile da comprendere: a metà agosto risultavano 206 persone in lista d'attesa per un posto in rsa e nessun posto disponibile nelle 35 strutture accreditate della città. In questo contesto, anche soltanto ipotizzare la chiusura di una struttura pubblica appare in evidente contraddizione con i bisogni del territorio. Le Civette - prosegue Masi - rappresenta da 25 anni un punto di riferimento, anche per le famiglie con minori possibilità economiche.

Ma c'è un altro dato che merita una spiegazione: nel 2001 la struttura disponeva di 60 posti, diventati 40 nel 2017 e appena 20 dall'ottobre 2023. Oggi gli ospiti sono 19. Prima ancora di parlare di chiusura, quindi, occorre spiegare perché negli anni si sia arrivati ​​a questo progressivo ridimensionamento". 

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'Giù le mani da Le Civette. Questa è casa nostra. Questo lo striscione appeso davanti alla sede della Regione Toscana da familiari degli ospiti della residenza sanitaria e da sindacati, in presidio per dire no alla chiusura della struttura nell'area di San Salvi dove si trovano attualmente 19 persone. "E' una storia che va avanti dal 2023 - ricorda Marco Papini, uno dei portavoce delle famiglie e che ha la madre ricoverata nella rsa - quando ci fu una delibera di chiusura temporanea per la messa a norma di un padiglione". Allora gli ospiti erano 40, in due ali della struttura,più 15 nel centro diurno per malati di Alzheimer.


    "Domani l'Asl Toscana centro ci ha convocato a Villa Fabbri, ci aspettiamo che inizino a comunicare gli spostamenti dei genitori in altre strutture. Noi non vogliamo che accada". Per questo oggi le consegne saranno sia alla Regione che al Comune la petizione, tra 300-400 le firme raccolte, con dieci punti. Uno su tutti: "Bloccare immediatamente qualsiasi provvedimento di chiusura della struttura - spiega ancora - e anzi ritornare a quello che era antecedente al 2023 dove gli ospiti erano 40 e di riaprire pure il centro diurno per i malati di Alzheimer".

    Oltre alla Regione i familiari chiamano in causa il Comune perché "non può assistere passivamente alla chiusura di una struttura totalmente pubblica, una delle ultime tre, senza dire niente". Anche perché i numeri sono importanti. "Solo alle Civette - prosegue Papini - esiste una lista d'attesa di 40 persone. Ci risulta che in tutta l'Asl Toscana Centro sono 1800 e su Firenze oltre 300".

A sostegno della vertenza il parroco di San Salvi, don Pierfrancesco, presente al presidio: "Credo che ancora si possa sperare qualcosa di buono per la soluzione del problema". Problema che riguarda anche i 28 lavoratori della rsa, tutti dipendenti della cooperativa Proges. "Siamo convocati per mercoledì dalla Asl - fa sapere Paola Sabatini del sindacato Cub -. Qualora proceda alla chiusura, la coop avvierà una procedura di licenziamento collettivo. La Asl ha fatto sapere di aver contattato altre cooperative per riassorbire i lavoratori, le abbiamo contattare anche noi e hanno detto che sono disponibili, ma senza scatti di anzianità né diritti acquisiti".
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