Corleone: ''Una sentenza rivoluzionaria che fa cadere tabù''

"E' una sentenza che si potrebbe definire rivoluzionaria, perché fa cadere un tabù che durava da troppo tempo". Così, in una nota, Franco Corleone, presidente del Comitato scientifico della Società della Ragione, ex sottosegretario alla Giustizia e già garante dei detenuti della Toscana, commenta la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 18 dell'ordinamento penitenziario nella parte che riguarda il diritto all'affettività.  

"E' una rivincita per noi e per Alessandro Margara che nel 2000 aveva inserito nel regolamento penitenziario questo diritto, poi cancellato dal Consiglio di Stato", precisa Corleone che all'epoca era sottosegretario con delega alle carceri. "Dobbiamo ringraziare il giudice Fabio Gianfilippi che ha consentito alla Corte di esprimere una sentenza coraggiosa -ha aggiunto -. Non ci sono dilazioni, il diritto è immediatamente esigibile. Compito di Governo, Parlamento,amministrazione penitenziaria e magistratura è ora di dare attuazione all'indirizzo della Corte". Per Corleone "saggezza vorrebbe che la proposta di legge 1566, elaborata dalla Società Della Ragione e a prima firma dell'on.Magi, sia immediatamente discussa e approvata".

Secondo Sarah Grieco, segretaria della Società della Ragione, "è una grande vittoria per noi che a dicembre scorso abbiamo promosso un appello, sottoscritto da oltre 200 fra giuristi e personalità della società civile. Così - conclude Grieco - finalmente il nostro paese si allinea alla stragrande maggioranza degli ordinamenti europei che garantiscono il diritto dei detenuti a coltivare gli affetti,che sono parte fondamentale del percorso di reinserimento nella società"
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