C’è anche una dottoressa con studio a Firenze tra i medici perquisiti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ravenna su presunti certificati sanitari falsi, che sarebbero stati utilizzati per evitare il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri. La professionista, che all’epoca dei fatti lavorava nel Ravennate, sarebbe stata sottoposta a una perquisizione informatica dei telefoni. Al momento, però, non risulta indagata.
L’operazione ha interessato 23 persone in diverse città italiane. Quasi tutti i destinatari dei decreti sono medici, in gran parte infettivologi e psichiatri. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, alcune patologie, tra cui tubercolosi e scabbia, sarebbero state certificate o aggravate per impedire l’ingresso nei Cpr e il successivo rimpatrio. Soltanto un medico risulta attualmente indagato con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati, mentre le altre posizioni sono ancora al vaglio.
L’inchiesta ha provocato reazioni politiche contrapposte: alcuni colleghi hanno espresso solidarietà ai professionisti coinvolti, mentre esponenti del centrodestra hanno chiesto sanzioni severe qualora le accuse fossero confermate. La vicenda riaccende anche il confronto sull’ipotesi di realizzare un Cpr a Pallerone, nel comune di Aulla, progetto al quale si oppongono il presidente della Toscana Eugenio Giani e le forze di centrosinistra. Lo scrive la Nazione.
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