Finestre rotte, muri scrostati, graffiti, persiane divelte e vegetazione che invade l’edificio. È lo stato dell’ex Stazione sperimentale di selvicoltura in via delle Cascine, accanto alla facoltà di Agraria e vicino a piazza dei Re. Il palazzo, dove nel 1922 Aldo Pavari fondò il primo centro italiano di ricerca applicata sulle foreste, è ormai abbandonato da anni.
Dopo il trasferimento delle attività nella sede unica di Arezzo nel 2007, l’immobile è rimasto inutilizzato e nel 2017 è stato restituito al Demanio. Finora non è stato avviato un percorso di recupero attraverso il federalismo demaniale culturale, lo strumento che consente di trasferire gratuitamente immobili storici statali ai Comuni a fronte di un piano di valorizzazione.
«È una vergogna vedere completamente abbandonato un immobile di pregio come questo», protestano i residenti, preoccupati anche per possibili occupazioni abusive. Disagio condiviso dagli studenti di Agraria, che osservano ogni giorno il palazzo dal cortile universitario. «Sembra la casa dei fantasmi», racconta una studentessa, mentre un altro riferisce di aver visto persone aggirarsi attorno allo stabile e, in un’occasione, anche al suo interno. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Dopo il trasferimento delle attività nella sede unica di Arezzo nel 2007, l’immobile è rimasto inutilizzato e nel 2017 è stato restituito al Demanio. Finora non è stato avviato un percorso di recupero attraverso il federalismo demaniale culturale, lo strumento che consente di trasferire gratuitamente immobili storici statali ai Comuni a fronte di un piano di valorizzazione.
«È una vergogna vedere completamente abbandonato un immobile di pregio come questo», protestano i residenti, preoccupati anche per possibili occupazioni abusive. Disagio condiviso dagli studenti di Agraria, che osservano ogni giorno il palazzo dal cortile universitario. «Sembra la casa dei fantasmi», racconta una studentessa, mentre un altro riferisce di aver visto persone aggirarsi attorno allo stabile e, in un’occasione, anche al suo interno. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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