Pinocchio protagonista della giornata conclusiva di Firenze Books, oggi all’ippodromo del Visarno, con un incontro alle 12 tra Dario Voltolini e Alessandra Fineschi. Lo scrittore, autore della prefazione alle Avventure di Pinocchio pubblicate da New Compton, ripercorre il suo legame con il romanzo, nato quando il nonno glielo leggeva prima che imparasse a leggere. L’illustrazione finale del burattino ormai senza vita lo faceva piangere, tanto che il nonno la coprì con un cerotto: «Ma lasciar perdere era impossibile: la storia è troppo bella».
Per Voltolini, il finale continua a produrre significati anche dopo la chiusura del libro, attraverso la compresenza del burattino e del bambino. Richiamando un’osservazione della studiosa Daniela Marcheschi sull’uso della punteggiatura, interpreta i tre puntini dopo «ragazzino perbene!» come un segnale dell’ironia con cui Collodi prende le distanze dal lieto fine. Lo scrittore ridimensiona inoltre la fama di bugiardo di Pinocchio, che mentirebbe soltanto tre o quattro volte, e sottolinea le denunce sociali del romanzo: nell’Omino di burro legge un attacco allo sfruttamento del lavoro minorile.
Ridurre Pinocchio a una semplice fiaba rischia quindi di impoverirne la complessità. «È un libro sulla libertà, e sul fatto che non puoi essere del tutto libero, sennò finisci male», afferma Voltolini, invitando gli adulti a riscoprirlo leggendo un capitolo ogni sera. Firenze Books, che celebra anche gli anniversari di Winnie the Pooh e i duecento anni dalla nascita di Collodi, è promossa da Confartigianato Imprese Firenze con la Libreria Malaparte, con il patrocinio del Comune e il contributo della Camera di Commercio. Lo scrive la Nazione.
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