Lavorano e studiano a Firenze, ma affitti e mutui fuori portata li costringono a vivere a San Godenzo, affrontando quasi quattro ore di viaggio ogni giorno. Marilena, il marito Renzo e il figlio Cosimo si svegliano alle 5.20 ed escono alle 6. Madre e figlio raggiungono Dicomano in auto e prendono il treno delle 6.26, arrivando, quando tutto funziona, alle 7.30 a Campo di Marte. Cosimo prosegue in bus verso il liceo artistico Alberti-Dante, Marilena raggiunge l’Università in via della Pergola, mentre Renzo viaggia in scooter o in macchina. «I ritardi sono quasi quotidiani. So quando esco, ma non quando torno».
Il rientro e la stanchezza limitano la vita familiare: prendendo il treno delle 18, Marilena arriva a casa alle 19 se non ci sono problemi. Lo smart working offre una pausa uno o due giorni alla settimana, ma gli orari impediscono al figlio di praticare uno sport e a lei di frequentare cinema, teatri, musei e incontri. La mancanza di treni serali rende difficile fermarsi dopo il lavoro, mentre nel fine settimana pesa l’idea di affrontare altri spostamenti. «La vivo dalle 8 al pomeriggio, ma non come vorrei».
Marilena ama San Godenzo, il verde e la sua tradizione di volontariato, alla quale partecipa con l’Anpi. Il problema sono i collegamenti e l’impossibilità di avvicinarsi a Firenze, magari accogliendo anche la madre che vive sola. Due stipendi medi non bastano a trovare una casa accessibile: «Abbiamo cercato casa, ma non c’era nulla alla nostra portata. Affitti e mutui sono esorbitanti». La ricerca continua, senza risultati: «Mi sento espulsa dalla città dove ho studiato». Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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