Secondo Claudia Nati: "Occorrono monitoraggio costante, manutenzione dei corsi d'acqua e delle opere di difesa"

"Arno più sicuro, ma attenzione perché il pericolo può venire anche da torrenti e fossi". Lo dice l'Ordine degli Ingegneri di Firenze con la presidente Claudia Nati e il consigliere Luca Solari in occasione del 60/o anniversario dell'Alluvione.   

"Ricordare il 4 novembre 1966 significa riconoscere che la sicurezza non può essere affrontata solo in emergenza" ma "significa valorizzare le lezioni di quell'esperienza e riconoscere che la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo un'emergenza", affermano Nati e Solari.   

"Da 1966 a oggi sono state fatte o programmate importanti opere che contribuiscono a mitigare il rischio idraulico nel bacino dell'Arno - spiega Solari, esperto di ingegneria idraulica - ma il cambiamento climatico ci pone davanti a nuove sfide come la gestione di eventi estremi concentrati in aree limitate che interessano i bacini minori".  

Secondo Claudia Nati "occorrono monitoraggio costante, manutenzione dei corsi d'acqua e delle opere di difesa, aggiornamento degli strumenti di pianificazione e investimenti nelle aree più esposte", "non basta ricordare ciò che è accaduto, dobbiamo trasformare quell'esperienza in una strategia continuativa per costruire un territorio più sicuro e resiliente".

Interventi in atto o programmati, come l'abbassamento della platee di Ponte Vecchio e Ponta Santa Trinita, le casse di espansione nel Valdarno e sulla Sieve, il sopralzo della diga di Levane, i panconi mobili alle spallette a Firenze, la gestione della diga di Bilancino, ha anche sottolineato l'ingegner Luca Solari "sono un significativo passo in avanti per la riduzione del rischio idraulico".    

  Queste opere, insieme alla maggiore sensibilizzazione della popolazione ed al miglioramento del sistema di monitoraggio e di previsione delle piene "fanno avere un ragionevole ottimismo sulla gestione e sugli impatti di un eventuale evento simile". Tuttavia "rimangono incertezze legate soprattutto alle tempistiche di realizzazione, perché sono opere complesse, e al cambiamento climatico".   

  Per il consigliere dell'Ordine, esperto di ingegneria idraulica, "un evento come l'alluvione sappiamo che potrebbe ripetersi" e "dobbiamo fare i conti anche con eventi piovosi con caratteristiche diverse dal passato: fenomeni più concentrati e intensi, che mettono in criticità i cosiddetti bacini minori e secondari. Su questi occorre svolgere nuove valutazioni".   

   Infine la presidente Claudia Nati sottolinea che "la prevenzione richiede inoltre una collaborazione concreta tra istituzioni, enti locali, autorità competenti e professionisti tecnici, insieme a una maggiore attenzione alla comunicazione del rischio e alla preparazione dei cittadini. Proteggere il territorio significa tutelare non soltanto le persone e le abitazioni, ma anche le attività economiche, i servizi essenziali e il patrimonio storico e culturale".
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