Vannino Chiti è diventato da poco più di un mese presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, che ha celebrato i settant’anni di vita. Chiti è stato presidente della Regione Toscana, ministro nel secondo governo Prodi e vicepresidente del Senato. La sua lunga esperienza politica, dal Pci al Pd passando per Pds e Ds, si è poi sviluppata in un’intensa attività saggistica che spazia dalla riflessione sull’idea della sinistra all’incontro tra laici e cattolici, fino alle sfide della globalizzazione.
Qual è oggi il valore culturale dell’Istituto e del suo prezioso archivio?
«L’istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea ha tre compiti fondamentali, che ne segnano anche il valore culturale nel nostro difficile presente, segnato da nuove gravi sfide portate alla libertà e alla democrazia. Un compito è quello di conservare, archiviare, estendere il patrimonio storico, utilizzando anche le nuove tecnologie informatiche, la digitalizzazione, così da farlo usufruire a tante persone, non solo agli esperti e alle università. È una funzione per trasmettere e rendere viva, capace di parlare alla mente e al cuore, la lotta contro fascismo e nazismo, l’impegno di quanti sono stati protagonisti, noti o meno noti, di un impegno per le libertà e contro i totalitarismi. Un secondo compito è quello di realizzare approfondimenti e ricerca storico-scientifica su momenti significativi della Resistenza o della contemporaneità. Da poco tempo si sono svolti convegni sugli scioperi sindacali del 1944 e su Mario Fabiani, il sindaco della ricostruzione di Firenze; in autunno se ne svolgerà uno sulle lotte partigiane nel centro Italia. Il terzo compito è quello della formazione per insegnanti, studenti, delegati sindacali, insomma per gli adulti».
L’Italia è guidata da una coalizione di centrodestra, molti dei suoi esponenti più in vista a partire dal presidente del Senato fanno fatica a dichiararsi antifascisti, l’intervento sul 25 aprile di Scurati è stato cancellato. Teme che certi valori perdano di importanza?
«Sono gravi l’occupazione della Rai e la censura su Scurati. La destra italiana non ha fatto una scelta chiara e coerente di antifascismo. Non mi riferisco alle frange estremiste, che manifestano apertamente ideologie fasciste e naziste. Nei loro confronti non deve esserci sottovalutazione ma applicazione rigorosa da parte di magistratura e forze dell’ordine della legge Scelba, contro la riorganizzazione del fascismo. Mi riferisco all’estrema destra che governa: la sua impostazione è che il fascismo e l’antifascismo sono fenomeni storici, giunti a conclusione nel 1945. Dunque, l’antifascismo sarebbe superato, un’invenzione strumentale per affrontare le elezioni. E ci sono intellettuali pronti a rilanciare questa dottrina ideologica. È una falsità. L’antifascismo è fondamento della Costituzione e i suoi valori sono attuali. L’antifascismo è libertà opposta ad autoritarismo, democrazia opposta a regimi illiberali e totalitarismi, giustizia sociale opposta a corporativismi, patria opposta a nazionalismo, Europa opposta a sovranismi reazionari, uguaglianza di genere opposta a maschilismo, solidarietà e accoglienza opposte a razzismo, dialogo opposto a violenza, pace opposta a guerra. Valori attuali, non consegnati ad una fase storica ormai conclusa».
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