"La morte di mio fratello chiede giustizia, e per il momento non ne abbiamo ricevuta.Era un professionista, un mastro artigiano, che insegnava il lavoro agli operai più giovani: Luigi è morto per l'errore di qualcuno, e adesso pretendiamo la verità, dopo due mesi di silenzi e poco altro.Ho perso una parte di me. È stato un padre e un fratello, mi ha cresciuta". Così, in un'intervista a La Nazione di Firenze, Simonetta de Blank, sorella di Luigi Coclite, l'autotrasportatore 60enne morto il 16 febbraio scorso insieme ad altri quattro lavoratori nel crollo al cantiere dell'Esselunga di via Mariti a Firenze, parla dopo la tragedia di Suviana.
"Non ho parole - aggiunge -, appena ho saputo della vicenda di Suviana ho subito pensato a mio fratello Luigi. I contesti, però, sono molto differenti, perché nel cantiere di via Mariti c'erano operai non preparati, che non dovevano neanche trovarsi lì. Resta il fatto che non si può continuare a morire sul lavoro".
Quanto alla morte del fratello Luigi, che dall'Abruzzo era andato a vivere a Collesalvetti, vicino Livorno, de Blank ricorda: "Stavo aprendo il negozio quando mi chiamò la moglie di Luigi per darmi la brutta notizia.Sono momenti che non riesco a cancellare dalla mia mente, purtroppo.Immagino cosa stiano passando le madri, i figli, le mogli di quei poveri operai di Suviana. C'è impotenza, rabbia, ti chiedi 'perché?'. Ma non riesci a darti risposte valide, e fin'ora nessuno è riuscito a fornircene".
"Non ho parole - aggiunge -, appena ho saputo della vicenda di Suviana ho subito pensato a mio fratello Luigi. I contesti, però, sono molto differenti, perché nel cantiere di via Mariti c'erano operai non preparati, che non dovevano neanche trovarsi lì. Resta il fatto che non si può continuare a morire sul lavoro".
Quanto alla morte del fratello Luigi, che dall'Abruzzo era andato a vivere a Collesalvetti, vicino Livorno, de Blank ricorda: "Stavo aprendo il negozio quando mi chiamò la moglie di Luigi per darmi la brutta notizia.Sono momenti che non riesco a cancellare dalla mia mente, purtroppo.Immagino cosa stiano passando le madri, i figli, le mogli di quei poveri operai di Suviana. C'è impotenza, rabbia, ti chiedi 'perché?'. Ma non riesci a darti risposte valide, e fin'ora nessuno è riuscito a fornircene".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies













