La stagione della Fiorentina è partita nel peggiore dei modi, la peggiore in assoluto dall'arrivo della proprietà Commisso, e i numeri in classifica lo confermano senza lasciare spazio a interpretazioni. L'attacco fatica enormemente a trovare la via della rete. In Serie A c'è stata una sola realizzazione degli attaccanti in sette incontri, un dato allarmante. Le restanti quattro reti sono arrivate da Mandragora con una doppietta, più le firme di Ranieri e Gosens. Complessivamente i viola hanno messo a segno appena cinque gol in altrettante giornate, facendo meglio solamente di squadre come Verona, Pisa, Parma e Genoa. Anche le conclusioni indirizzate verso la porta sono scarse, solamente quindici, praticamente un terzo rispetto al Napoli che comanda questa particolare graduatoria.
L'analisi degli Expected Goals rende la situazione ancora più evidente: secondo i calcoli statistici la squadra avrebbe dovuto realizzare otto reti invece delle cinque effettive, segno che mancano sia qualità nelle finalizzazioni sia quella concretezza e quella sicurezza necessarie per essere incisivi. Il problema diventa ancora più serio considerando che durante la finestra estiva di mercato sono stati effettuati investimenti consistenti per potenziare il settore offensivo: le riconferme di Kean e Gudmundsson e gli acquisti di Piccoli e Dzeko hanno comportato un esborso economico di rilievo e stipendi pesanti sul monte ingaggi, che però non stanno ancora dando i frutti sperati.
La carenza di giocate verticali, come ha fatto notare Pioli anche dopo l'ultima trasferta milanese, penalizza particolarmente Kean che invece diventa pericolosissimo quando può sfruttare gli spazi e attaccare la profondità negli uno contro uno o in campo aperto. Moise fino a questo momento ha disputato tutte le partite di campionato uscendo soltanto nei minuti finali a San Siro. Piccoli, che dovrebbe rappresentare la sua alternativa naturale, ha collezionato duecentottanta minuti senza mai trovare il gol. Contro i giallorossi si è visto respingere il pallone dalla traversa. Tuttavia in Conference League, schierato dal primo minuto perché Kean doveva scontare una squalifica, ha subito lasciato il segno contro il Sigma Olomouc. Nella prossima sfida a Vienna contro il Rapid dovrebbe partire ancora lui titolare. Ma anche Dzeko preme per avere spazio, dopo aver ottenuto la maglia da titolare nel match di ritorno dei playoff contro il Polissya per l'indisponibilità degli altri due attaccanti, segnando la rete decisiva nel finale.
Durante gli ultimi assalti contro il Milan il bosniaco ha fatto vedere qualcosa, però è evidente che con questi ritmi, nonostante sia un centravanti dalla tecnica sopraffina, non riesce a mantenere l'intensità per tutta la partita e può risultare più utile nella fase conclusiva. Ed è proprio questa la scelta che Pioli ha fatto finora. A Vienna però non ci sono margini per errori. La competizione europea può rappresentare un'occasione di riscatto per la Fiorentina che deve cercare di proseguire il cammino, perché la qualificazione alle coppe attraverso il piazzamento in campionato appare al momento un obiettivo quasi irraggiungibile.
Diventa quindi indispensabile invertire la tendenza senza perdere altro tempo. L'impegno nella capitale austriaca contro un Rapid che sta attraversando un periodo difficile può essere il momento giusto per recuperare sicurezza e ritrovare efficacia offensiva, in preparazione della partita casalinga contro un Bologna che in classifica ha già staccato ampiamente i viola. Pioli è perfettamente cosciente della situazione critica e sta lavorando per preparare la squadra ad affrontare un calendario denso e complicato, sia dal punto di vista atletico che psicologico, sapendo bene che non sarà più nemmeno sufficiente offrire buone prestazioni: adesso servono vittorie per dare una sterzata decisiva alla stagione.
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