Ennesima partita al cardiopalma della Fiorentina quella di ieri sera contro il Club Brugge, a riprova che con questa squadra non si può mai stare tranquilli. Nel bene e nel male. Viola subito in gol dopo 5’ con Sottil: gran movimento da sinistra e tiro a giro imparabile. Sembrano esserci tutte le premesse per una serata tranquilla ed esaltante per tutto lo stadio Franchi e per il presente Presidente Commisso, ma Nico purtroppo è impreciso nell'occasione che la Fiorentina ha subito dopo per raddoppiare. Ed ecco che dietro si apre la solita crepa centrale in cui s’infila Thiago, centravanti del Brugge. Tiro respinto e, sulla ripresa, mano di Biraghi in area. Rigore concesso dalla Var e pareggio del capitano Vanaken. La Fiorentina non si arrende e assedia gli avversari fino a che, al 37', Belotti trova la girata vincente e col sinistro fa 2-1. Nel secondo tempo follia di Onyedika: due falli in pochi minuti ed il Club Brugge resta in 10 uomini, con l'allenatore belga costretto a disegnare un 4-3-2 coraggioso a trazione Thiago. E qui accade l'inspiegabile. La Fiorentina esce dalla partita nonostante la superiorità numerica ed il Brugge pareggia. Solito contropiede folle preso per vie centrali. Ranieri non regge il confronto fisico in velocità con Thiago che fa 2-2 incrociando sul secondo palo.
Una partita folle che incarna la bellezza del calcio, a dimostrazione che questo sport sa raccontare storie incredibili. Come quella che sarebbe stata scritta da lì a pochi minuti. All'88esimo esce Belotti ed entra Nzola. L’uomo voluto da Italiano. Il Criticatissimo. L’attaccante che non segna mai. Dopo un periodo di problemi personali, di panchine e non-convocazioni, di situazioni lontane, di un Plzen non vissuto, M’Bala Nzola è riapparso, riemerso, come dal nulla. M’Bala Nzola è la risposta alla domanda di una Fiorentina che ancora una volta ha concesso molto e faticato tanto a trovare il gol in proporzione alla produzione offensiva. Gli servono solo tre minuti. Un palo e poi il gol che regala alla Fiorentina la definitiva vittoria per 3-2 nella semifinale di andata di Europa Conference League contro il Club Brugge. Dopo una serata infernale per chi era sugli spalti, vessato tanto dalla pioggia quanto dai difetti atavici della Fiorentina, arriva il momento di gioire senza freni.
Nel post partita, analizzando la gara, Mister Vincenzo Italiano sembra diviso a metà: da una parte la gioia per la vittoria ed il risultato finale, dall'altra il rammarico per le reti subite, al solito, in maniera ingenua e tatticamente grottesca. Nei suoi occhi la consapevolezza che mercoledì prossimo in Belgio sarà durissima, nonostante la vittoria. Nei suoi occhi anche la speranza che quel solo gol di vantaggio nella gara casalinga di andata di una semifinale possa bastare a portare la sua squadra ad Atene per l'ultimo atto, a differenza di quanto accaduto qualche settimana fa con l'Atalanta in Coppa Italia.
Una partita folle che incarna la bellezza del calcio, a dimostrazione che questo sport sa raccontare storie incredibili. Come quella che sarebbe stata scritta da lì a pochi minuti. All'88esimo esce Belotti ed entra Nzola. L’uomo voluto da Italiano. Il Criticatissimo. L’attaccante che non segna mai. Dopo un periodo di problemi personali, di panchine e non-convocazioni, di situazioni lontane, di un Plzen non vissuto, M’Bala Nzola è riapparso, riemerso, come dal nulla. M’Bala Nzola è la risposta alla domanda di una Fiorentina che ancora una volta ha concesso molto e faticato tanto a trovare il gol in proporzione alla produzione offensiva. Gli servono solo tre minuti. Un palo e poi il gol che regala alla Fiorentina la definitiva vittoria per 3-2 nella semifinale di andata di Europa Conference League contro il Club Brugge. Dopo una serata infernale per chi era sugli spalti, vessato tanto dalla pioggia quanto dai difetti atavici della Fiorentina, arriva il momento di gioire senza freni.
Nel post partita, analizzando la gara, Mister Vincenzo Italiano sembra diviso a metà: da una parte la gioia per la vittoria ed il risultato finale, dall'altra il rammarico per le reti subite, al solito, in maniera ingenua e tatticamente grottesca. Nei suoi occhi la consapevolezza che mercoledì prossimo in Belgio sarà durissima, nonostante la vittoria. Nei suoi occhi anche la speranza che quel solo gol di vantaggio nella gara casalinga di andata di una semifinale possa bastare a portare la sua squadra ad Atene per l'ultimo atto, a differenza di quanto accaduto qualche settimana fa con l'Atalanta in Coppa Italia.
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