Italiano e i suoi sognano di vendicare l’amara finale di Praga dello scorso anno

La rivincita della Fiorentina inizia oggi a Plzen. Una rincorsa al sogno Conference League che, fa effetto pensarlo, inizierà a pochi chilometri da dove l’anno scorso perse quella strana finale col West Ham. Sì, strana perché la Fiorentina sembrava avere tutte le carte in regola per giocarsi la partita alla pari. Invece una distrazione collettiva sul rinvio del portiere negò ai viola almeno i tempi supplementari che sarebbero stati più che meritati. E invece no: uno dei quei passaggi a vuoto clamorosi della fase difensiva spezzò il sogno europeo di Biraghi e compagni. Un déjà vu, visto quante volte in passato la cosa era accaduta. Ed ahinoi continua ad accadere.

 Tuttavia se  al termine della sfortunata stagione con due finali perse  Vincenzo Italiano è rimasto per un altro anno sulla panchina della Fiorentina, anziché accasarsi al Napoli orfano di Spalletti e Campione d’Italia o chissà dove, lo deve anche a quella sconfitta di Praga. Pochi giorni dopo Vincenzo Italiano ebbe un colloquio col presidente Commisso e con la dirigenza. Un confronto franco, autentico, che chiuse in partenza ogni possibile ipotesi su un suo ipotetico addio. Al di là delle garanzie tecniche e della costruzione della nuova squadra alla base di quel confronto ci fu soprattutto la voglia di riscatto, la voglia di provarci ancora. Perché la Conference League era nella testa di tutti, soprattutto dell’allenatore, un trofeo alla portata della Fiorentina e l’esclusione dalle coppe europee della Juventus aveva aperto la strada per un’imperdibile seconda occasione. Stavolta però da non sbagliare.

Vincenzo Italiano è  rimasto per chiudere il cerchio con la vittoria di un trofeo che a Firenze manca da 23 anni e che potrebbe, come immediata conseguenza, far alzare l’asticella alla Fiorentina con l’approdo alla prossima Europa League. Tra Coppa Italia e Conference, Italiano e i suoi si giocano la stagione. La finale europea chiuderebbe idealmente ( e non solo) il ciclo del tecnico, che vuole farlo alzando al cielo un trofeo.

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