Tra i moduli preferiti c’è il 4-2-3-1, ma nella rosa non ci sono attaccanti esterni. Goretti già al lavoro per gennaio?

La Fiorentina ha ufficializzato Paolo Vanoli come nuovo allenatore dopo l'esonero di Stefano Pioli. Il tecnico che era rimasto senza panchina dopo la separazione dal Torino è stato scelto dalla dirigenza gigliata per risollevare le sorti della squadra che sta attraversando un momento estremamente complicato.

Prima di intraprendere la carriera da allenatore in prima, Vanoli ha fatto una gavetta significativa al fianco di uno dei tecnici più vincenti del calcio italiano contemporaneo: Antonio Conte. La collaborazione è iniziata durante l'esperienza londinese del tecnico salentino sulla panchina del Chelsea, per poi proseguire in Italia quando Conte ha assunto la guida dell'Inter. Questa esperienza formativa si è rivelata fondamentale per plasmare l'identità tattica e metodologica del nuovo tecnico viola.

Il primo incarico da allenatore responsabile è arrivato lontano dai confini nazionali, precisamente allo Spartak Mosca. In terra russa Vanoli ha potuto contare sulla presenza di un altro ex giocatore viola, Marco Donadel, nel suo staff tecnico. L'esperienza moscovita si è rivelata fruttuosa: il tecnico è riuscito infatti a sollevare al cielo la Coppa di Russia, dimostrando fin da subito le proprie capacità nella gestione di uno spogliatoio importante.

Il richiamo del calcio italiano lo ha poi spinto a fare ritorno in Serie B, dove ha raccolto l'eredità di Andrea Soncin alla guida del Venezia. Con la formazione lagunare ha scritto pagine importanti, orchestrando una cavalcata playoff memorabile che ha portato alla promozione nella massima divisione. Il percorso è stato esaltante: prima l'eliminazione del Palermo, poi la vittoria nella finale contro la Cremonese che ha spalancato le porte della Serie A.

L'approdo al Torino rappresentava per Vanoli la grande occasione di mettersi alla prova stabilmente nel campionato di vertice. Chiamato a raccogliere il testimone lasciato da Ivan Juric, molti osservatori lo consideravano l'erede naturale del tecnico croato per filosofia di gioco e impostazione tattica. La sua preferenza ricade sul sistema di gioco che ha caratterizzato gli esordi di Conte in panchina: la difesa a tre con il centrocampo a cinque e due terminali offensivi.

La proposta calcistica di Vanoli si fonda su pilastri precisi: un centrocampo muscolare e dinamico, transizioni verticali rapide con combinazioni strette tra gli attaccanti, e un impiego massiccio delle corsie laterali attraverso l'attività incessante degli esterni. L'inizio della sua avventura granata è stato folgorante: nelle prime cinque uscite stagionali, la squadra ha messo insieme ben undici punti, accompagnati da prestazioni che hanno convinto addetti ai lavori e tifosi per qualità e intensità del gioco espresso.

Tuttavia, un episodio sfortunato ha modificato radicalmente la traiettoria della stagione. Durante la sesta giornata, nella trasferta di San Siro contro l'Inter, l'attaccante colombiano Duvan Zapata ha riportato un grave infortunio che lo ha escluso dai giochi per il resto dell'annata. La perdita del riferimento offensivo ha privato Vanoli di un elemento insostituibile nel suo scacchiere tattico..

Il percorso di Vanoli col Torino si è concluso con un piazzamento all'undicesima posizione in classifica, risultato che non ha soddisfatto le ambizioni iniziali. Altrettanto rilevante è stata la mancata sintonia con il patron Urbano Cairo: i rapporti tra l'allenatore e la presidenza non sono mai decollati veramente, creando tensioni che hanno portato alla decisione di interrompere il rapporto professionale. Una scelta maturata dallo stesso tecnico, che ha preferito separarsi dal club piuttosto che proseguire in un clima non sereno.

Nonostante la predilezione dichiarata per il modulo 3-5-2, Vanoli ha dimostrato nel corso della sua esperienza torinese una rimarchevole duttilità nell'approccio tattico. Durante la stagione appena conclusa ha saputo variare l'assetto della squadra passando dal 3-5-2 iniziale a un 3-4-2-1, per poi concludere l'annata sperimentando anche il 4-2-3-1 con una difesa a quattro. Questa capacità di leggere le partite e modificare l'impianto di gioco rappresenta una caratteristica preziosa nel calcio moderno.

Proprio questa duttilità potrebbe rivelarsi la chiave per il nuovo corso della Fiorentina. Il club viola potrà ritrovare quella varietà di soluzioni tattiche che aveva caratterizzato la passata stagione sotto la guida di Raffaele Palladino, mantenendo però una linea di continuità rispetto all'impostazione con cui Pioli aveva avviato questa annata deludente. La possibilità di alternare diversi moduli senza stravolgere i principi di gioco potrebbe consentire ai giocatori gigliati di ritrovare fiducia e identità, elementi che sembravano smarriti nelle recenti, difficili giornate di campionato che hanno portato all'esonero del precedente tecnico.

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