“Avviso di garanzia al generale Mori? La politica già schierata”

 "Per noi l'anniversario è tutti i giorni, ogni anno. Sempre. Il fine pena esiste, il fine dolore no". Queste le parole di Luigi Dainelli, 86 anni, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, intervenuto questa mattina all'iniziativa 'Unaezeroquattro', a Firenze, nella sede della Regione per ricordare l'attentato della notte tra il 26 e 27 maggio 1993. "Noi familiari il dolore l'abbiamo addosso e non ci lascerà mai". Un dolore a cui si somma, spiega, l'amarezza per la mancanza di una "verità giudiziaria", e la speranza che "si allontana sempre di più".
    
"La ricerca di verità e giustizia - ricorda - era uno degli scopi della nostra associazione quando l'abbiamo fondata nel 2001. E purtroppo siamo ancora qui ad aspettarle, nonostante i processi, gli ergastoli e la condanna degli esecutori". "Già nel 1993 subito dopo la strage - aggiunge Dainelli - alcuni procuratori dissero subito che non era solo mafia, che c'era qualche mente più raffinata che aveva suggerito", l'attentato, "perché finora la mafia non si era mai permessa di venire a mettere le bombe nel Continente. E anche il presidente della Repubblica, il 9 maggio dello scorso anno disse che le stragi c'erano state grazie a delle 'deviazioni' e che lui voleva arrivare alla verità".

     
Riguardo all'invito a comparire per l'ex generale dei Ros Mario Mori, Dainelli risponde: "C'è l'avviso di garanzia, ma da lì a vedere se ci sarà un dibattimento e si andrà avanti...Però la politica si è già schierata e questo mi ha dato fastidio. Così, come si fa a sperare nella verità?". 
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