"Prato deve diventare un laboratorio per il contrasto allo sfruttamento sul lavoro". Lo ha affermato Daniele Gioffredi, segretario generale della Cgil di Prato-Pistoia, ieri al convegno 'No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda', promosso oggi a Prato dal sindacato. A gennaio, ha spiegato, "avvieremo una campagna di informazione e mobilitazione nelle aree industriali pratesi, con presìdi, materiali in più lingue e un Camper dei diritti, per riportare legalità, diritti e dignità nel lavoro. Il nostro distretto va tutelato dallo sfruttamento e dal dumping e va rilanciato".
Sul tema del convegno Gessica Beneforti, membro della segreteria Cgil Toscana, ha rilevato che "anche in Toscana nella moda resistono sacche sistemiche di sfruttamento lavorativo che vanno contrastate, per questo oggi vogliamo ribadire la nostra contrarietà allo scudo penale per i committenti nelle filiere della moda. Escludere le aziende leader dalle responsabilità significa ostacolare l'emersione dello sfruttamento, impedire la restituzione dei diritti alle lavoratrici e ai lavoratori e compromettere i percorsi di ripristino della legalità. Anche la nostra esperienza in Toscana, tra le vertenze e il progetto Soleil -ha concluso - dimostra che la responsabilità dei capi filiera è fondamentale per attivare processi di regolarizzazione, presa in carico delle persone sfruttate e recupero di valore prodotto illegalmente".
Sul tema del convegno Gessica Beneforti, membro della segreteria Cgil Toscana, ha rilevato che "anche in Toscana nella moda resistono sacche sistemiche di sfruttamento lavorativo che vanno contrastate, per questo oggi vogliamo ribadire la nostra contrarietà allo scudo penale per i committenti nelle filiere della moda. Escludere le aziende leader dalle responsabilità significa ostacolare l'emersione dello sfruttamento, impedire la restituzione dei diritti alle lavoratrici e ai lavoratori e compromettere i percorsi di ripristino della legalità. Anche la nostra esperienza in Toscana, tra le vertenze e il progetto Soleil -ha concluso - dimostra che la responsabilità dei capi filiera è fondamentale per attivare processi di regolarizzazione, presa in carico delle persone sfruttate e recupero di valore prodotto illegalmente".
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