“Ma sono convinto che siano tutti in imbarazzo, anche chi si dice totalmente a favore del conflitto”, chiosa il giornalista

Gad Lerner è intervenuto ai microfoni di Radio Bruno dove ha parlato dei temi relativi al conflitto fra Israele e Palestina. Queste sono le sue parole:  "Oggi sarò alla libreria Feltrinelli in piazza della Repubblica con Franco Cardini, uno dei più grandi studiosi di tutta la cultura araba ed islamica, alle 18 per presentare il mio libro, 'Gaza, odio e amore per Israele'.

RAPPORTO CON FIRENZE - " A Firenze ho alcuni amici molto importanti per me. Si sopporta la bolgia dei turisti per godersi una bellezza unica."

IL CONFLITTO -  "Dal primo momento ho scelto di parlare dopo l'angoscia per le vicende del 7 ottobre. Si è improvvisamente sbriciolata quell'illusione di paradiso apparente che si viveva a Tel Aviv. E subito mi è sorta una riflessione: dovevamo sperare che nella risposta dopo l'attacco ci distinguessimo per civiltà.  Oggi la mia coscienza è molto turbata. Però ci fa anche arrabbiare che di questa situazione i nostri concittadini italiani, ad esempio, vengano a chiedere conto a noi. Questo dà un po' fastidio. Non è che siccome sono ebreo diventi automaticamente Netanyahu. Liliana Segre spesso ripete anche questo. Poi però, ci resta l'amaro in bocca. Perché sappiamo benissimo che ci sentiamo coinvolti. Semplificando molto diciamo che ci sentiamo in colpa. Il modo migliore per non sentirsi così è criticare apertamente questa situazione. Il mondo ebraico si è molto irrigidito nell'autodisciplina, ed è diventato quasi non criticabile dall'interno."

L'INTERVISTA CON PRIMO LEVI - "Parliamo di 40 anni fa. Ho avuto modo di incontrarlo per parlare della politica israeliana. Mi disse una cosa che mi ha molto colpito: 'Ogni volta che devo criticare Israele sto male, ma penso che abbia bisogno delle nostre critiche affettuose. Penso che ci sia bisogno che venga ribaltato il baricentro. Israele deve riscoprire il filone della tolleranza trasmettendo al mondo i valori della bibbia'. Lui fece quest'intervista con me e fu molto pignolo, perché i concetti erano delicati e volle rivederli. Poi aggiunse in una postilla che gli sembrava già di sentire le parole di disapprovazione arrivare direttamente da Israele."

CRITICHE DA ISRAELE - "Stiamo parlando di una storia bruttissima che è ancora in corso. Il libro sta avendo grande successo. Ma va vissuto assolutamente a testa bassa. A me era capitato già in passato di essere in disaccordo con le posizioni israeliane e l'ho sempre detto. Al tempo mi arrivavano lettere o telefonate in cui mi si dava del traditore. Stavolta molto di meno. Perché sono tutti ammutoliti. Sicuramente abbiamo toccato un nervo scoperto. Il disagio riguarda tutti, anche chi si definisce totalmente a favore di questa guerra. Ma tutti sono rosi dal dubbio e dall'imbarazzo."
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