Il direttore del principale teatro di Firenze chiede 1,1 milioni di reintegro ai soci. Altrimenti scelte drastiche

Il cosiddetto piano di risanamento del teatro è sui tavoli dei vari soci ma non è ancora stata fissata una riunione che scioglierà il nodo dell futuro della principale istituzione teatrale della Toscana. Se questi fondi arriveranno la situazione sarebbe recuperabile. In caso contrario era già stato discusso un contropiano — rimasto nel cassetto — che conterrebbe delle ipotesi pesanti: la chiusura della Pergola e dell’Era di Pontedera fra novembre e dicembre con cassa integrazione per i dipendenti, l’addio a Rifredi — lo scorso anno il teatro era stato inglobato dalla gestione Pergola — e della Scuola d’Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino. 

Sul tavolo anche una soluzione meno drastica che cambierebbe però il volto e la qualità artistica del complesso di teatri toscani: consisterebbe nel predisporre, tra ottobre e dicembre, una stagione di maggiori incassi tramite proposte più popolari. Questo consentirebbe di arrivare in pareggio per l’anno in corso ma renderebbe per il triennio 2025/2027 molto difficile mantenere lo status di Teatro nazionale per la mancanza di una continuità qualitativa nella programmazione e un cartellone anche internazionale.

La proposta di Giorgetti, approvata dal consiglio di amministrazione del teatro e ora al vaglio dei soci, ed è rivolta a contenere i danni. E se così sarà si potranno tirare le somme arrivando al pareggio. In caso contrario si sta valutando la possibilità di lavorare sulla programmazione più pop, opzione cara al presidente della Regione Eugenio Giani, portando in sala tra gli altri Alessandro Siani, Max Tortora, Ferzan Ozpetek, Franco Pannofino, Cristian De Sica, Diodato, Chiara Francini, Teresa Mannino, Stefano Massini.

La situazione è critica ma le contromisure sono state indicate anche pensando a un miglioramento delle perfomance della biglietteria a scapito del prestigio. L’ultima parola tocca ai soci.
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