E per questo spesso si ricorre a personale poco formato

«Costruire un edificio con strutture prefabbricate risponde a una logica di rapidità, ma non è per questo una scelta insicura in sé. Il problema di solito sorge quando si ricorre a personale poco formato e, sempre per fare le cose in fretta, si fanno tante lavorazioni concomitanti». Ad affermarlo è Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri.

«No, lo dico perché è quasi impossibile che i prefabbricati possano essere stati costruiti male: i controlli, le verifiche e le certificazioni sono molto stringenti, tanto più che Rdb è un’azienda affidabile
Può succedere invece che una trave possa subire dei danni durante il trasporto, ma in tal caso è molto facile accorgersene. 

Per esclusione, ipotizzerei che la trave in fase di montaggio sia stata ancorata male, o non ancorata, al “dente”, la mensola sopra il pilone.
Così, quando si getta cemento per fare la soletta di copertura, il peso del carico può far spostare la trave non fissata».

«Serve personale formato. Certo, è più facile, e più veloce, montare prefabbricati che costruire di getto sul posto, ma serve comunque competenza. 

Ma c’è un aspetto ancora più importante: gli errori, per esperienza, avvengono quasi sempre quando ci sono lavorazioni concomitanti, per la confusione generata dal mancato coordinamento delle attività. Noi in gergo le chiamiamo “interferenze” e spesso avvengono quando si vuole fare le cose troppo in fretta».

«Non è strano che in un cantiere enorme ci siano tanti subappaltatori, ma 60 mi sembra un dato eccezionale. Come Consiglio nazionale degli ingegneri solleviamo sempre obiezioni ai subappalti a catena, proprio perché se le tante aziende non vengono ben coordinate la probabilità di incidenti aumenta».

«Con il bonus del 110% le nuove imprese sono emerse come funghi e il numero di incidenti è aumentato. Detto questo, se nel pubblico ci sono delle norme che impongono che le aziende abbiano già svolto una quantità adeguata di lavori, nel privato mancano».

«Le norme prevedono che ci debba essere informazione e formazione ed è evidente che è complicato farle con chi non parla italiano. Non serve essere esperti per capire che è difficile coordinare al meglio una Torre di Babele linguistica».
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