"L'Italia è fuori legge: non rispetta gli obblighi internazionali fondamentali. Oggi è il giorno della protesta: non possiamo più aspettare perché siamo fuori dal rispetto della dignità umana. Anche nel criminale più incallito residua un piccolo barlume di speranza di ribaltare la propria storia personale ma se noi quella luce non l'accendiamo abbiamo fallito". Così il procuratore capo di Firenze Filippo Spiezia, intervenendo oggi all'incontro promosso nel capoluogo toscano sul sistema carcerario, cui hanno partecipato tutti i dirigenti degli uffici giudiziari del distretto toscano.
Per il procuratore generale della Corte d'appello Ettore Squillace Greco, "le carceri italiane ospitano 10.200 detenuti in più rispetto a quelli che potrebbero contenere. Non sono un politico, ma un magistrato che applica la legge. Il problema non è solo il sovraffollamento ma la mancanza di medici, operatori sociali. Occorrono interventi concreti e immediati, hic et nunc, per risolvere la situazione carceraria, perché mentre noi parliamo un altro disgraziato compie atti di autolesionismo o si toglie la vita". Alessandro Nencini, presidente della Corte d'Appello ha osservato: "Innanzitutto c'è un problema immediato che è quello di riportare una situazione fuori norma alla norma. E poi c'è un problema strutturale. Ripensare effettivamente che cos'è il carcere per noi, che cosa significano le pene detentive, quando sono necessarie, quando non sono necessarie. Avere condizioni umane di vita nel carcere vuol dire restituire, al momento dell'uscita del carcerato, una persona forse migliore".
Sul tema delle pene alternative è intervenuta Silvia Chiarantini, presidente del Tribunale per i minori. "È uno strumento che stiamo cercando di potenziare, anche in collaborazione con la Regione Toscana - ha sottolineato -. I ragazzi dell'istituto non sempre arrivano per fatti eclatanti. Dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione, sul reinserimento e questo implica il coinvolgimento di tutti gli attori sociali". "Se mancano i braccialetti elettronici, non è possibile spesso adottare misure alternative al carcere. Cominciamo da qui: si incrementi il numero dei dispositivi" è il richiamo del presidente dell'Ufficio gip Antonio Pezzuti.
Per il procuratore generale della Corte d'appello Ettore Squillace Greco, "le carceri italiane ospitano 10.200 detenuti in più rispetto a quelli che potrebbero contenere. Non sono un politico, ma un magistrato che applica la legge. Il problema non è solo il sovraffollamento ma la mancanza di medici, operatori sociali. Occorrono interventi concreti e immediati, hic et nunc, per risolvere la situazione carceraria, perché mentre noi parliamo un altro disgraziato compie atti di autolesionismo o si toglie la vita". Alessandro Nencini, presidente della Corte d'Appello ha osservato: "Innanzitutto c'è un problema immediato che è quello di riportare una situazione fuori norma alla norma. E poi c'è un problema strutturale. Ripensare effettivamente che cos'è il carcere per noi, che cosa significano le pene detentive, quando sono necessarie, quando non sono necessarie. Avere condizioni umane di vita nel carcere vuol dire restituire, al momento dell'uscita del carcerato, una persona forse migliore".
Sul tema delle pene alternative è intervenuta Silvia Chiarantini, presidente del Tribunale per i minori. "È uno strumento che stiamo cercando di potenziare, anche in collaborazione con la Regione Toscana - ha sottolineato -. I ragazzi dell'istituto non sempre arrivano per fatti eclatanti. Dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione, sul reinserimento e questo implica il coinvolgimento di tutti gli attori sociali". "Se mancano i braccialetti elettronici, non è possibile spesso adottare misure alternative al carcere. Cominciamo da qui: si incrementi il numero dei dispositivi" è il richiamo del presidente dell'Ufficio gip Antonio Pezzuti.
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