Francesco Torselli, eurodeputato del Gruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:
1) Tema proteste studentesche, quali misure mettere in campo ?
Il tema non è tanto quali misure mettere in campo, anche perché il Governo le ha già predisposte. Soltanto a Firenze erano impegnati 500 uomini, con stazioni e caselli autostradali presidiati. Sul fronte della sicurezza, quindi, il Governo, la Prefettura e la Questura hanno fatto il proprio dovere in maniera emblematica, perfetta e ineccepibile.
Il tema vero è un altro: perché dobbiamo rinunciare a vivere le nostre città nel fine settimana per colpa di chi non scende in piazza per far valere le proprie ragioni, ma per danneggiare gli altri?
Manifestare è un diritto sacrosanto. Ma se organizzi una manifestazione annunciando che il percorso verrà comunicato soltanto all'ultimo momento e ti presenti con la sigla «Movimento 17 Ottobre», lasciando intendere che vuoi ripetere quanto accaduto a Milano la settimana precedente, è inevitabile che chi vive e lavora nel centro cittadino cerchi di tutelarsi. E infatti abbiamo visto negozi barricati, attività chiuse e vetrine protette.
Questo non è più semplicemente manifestare: significa danneggiare gli interessi di persone che non c'entrano nulla con la protesta. Significa colpire gli incassi delle famiglie, dei commercianti, dei ristoratori e degli affittacamere, che si sono visti cancellare le prenotazioni per il fine settimana a Firenze.
Anche queste persone, esattamente come chi è sceso in piazza, hanno il diritto di guadagnarsi da vivere e di arrivare a fine mese. E allora c'è una contraddizione enorme: non si può protestare contro il carovita impedendo ad altri di lavorare e di portare a casa uno stipendio. Altrimenti si finisce per comportarsi da egoisti, danneggiando proprio quelle persone che si dice di voler difendere.
Il problema, dunque, non è stato la gestione della sicurezza, che è stata impeccabile da parte della Questura, della Prefettura e del Ministero. Il problema è stato vedere una città blindata, chiusa, barricata. Una situazione che ha fatto male a chi vive Firenze e, soprattutto, a chi lavora e rischia di non riuscire ad arrivare a fine mese proprio a causa delle conseguenze di quella manifestazione.
La cosa più assurda è che in piazza ho visto tanti ragazzi che probabilmente non sapevano nemmeno per che cosa stessero manifestando, accompagnati da nostalgici sessantottini legati a stagioni politiche ormai lontane.
Mi piacerebbe chiedere a queste persone se sono davvero soddisfatte della loro iniziativa, sapendo che decine di famiglie fiorentine potrebbero trovarsi in difficoltà questo mese non per colpa di Giorgia Meloni, ma per colpa di chi ha contribuito a compromettere gli incassi di attività che, dopo due settimane difficili, rischiano di non riuscire a pagare le spese e a mantenere le proprie famiglie.
2) Come distinguete il diritto degli studenti a manifestare e protestare dagli episodi di violenza e danneggiamento?
Ci tengo a precisare che il mio appello non riguarda soltanto sabato, ma guarda soprattutto al futuro e a quello che accadrà dopo queste manifestazioni.
Per rispetto della mia storia personale, non parlerò mai male degli studenti che protestano e manifestano. Per quindici anni ho fatto parte del movimento giovanile, ho organizzato decine di cortei e ho partecipato a moltissime manifestazioni organizzate da altri. So bene che cosa significhi mobilitarsi per portare avanti le proprie idee. Credo quindi che uno studente abbia tutto il diritto di protestare, anche ricorrendo a forme di lotta incisive, come l'occupazione di una scuola.
Dopodiché, ho sentito dire che si manifesta perché il Governo Meloni spenderebbe soldi per la guerra anziché investirli nella scuola. È uno slogan privo di fondamento: non esiste un euro sottratto all'edilizia scolastica e destinato alle politiche militari. Se qualcuno sostiene il contrario, sono pronto a confrontarmi con lui. Perché manifestare senza conoscere davvero i temi per cui si scende in piazza è un problema.
L'unica rivendicazione che, tra quelle che ho sentito, mi sembra avere un significato concreto è quella contro il carovita. E allora il mio appello è semplice: cari ragazzi, cari studenti, se manifestate perché ritenete ingiusto che tante famiglie non riescano ad arrivare a fine mese, fate in modo che le vostre proteste non contribuiscano ad aumentare proprio il numero delle famiglie in difficoltà.
È quello che rischia di essere accaduto a Firenze nelle ultime due settimane di manifestazioni. I negozianti, i bar, i ristoranti e le botteghe che sabato scorso e il sabato precedente hanno rinunciato ai propri incassi sono attività dietro le quali ci sono famiglie che lavorano, pagano le bollette e devono mantenersi.
Perdere quegli incassi significa, per molte di loro, avere maggiori difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Il paradosso è che, nel tentativo di combattere il carovita, si rischia di mettere ancora più in difficoltà proprio quelle famiglie che si dice di voler difendere. Perché, se l'obiettivo è aiutare chi fatica ad arrivare a fine mese, non si può finire per danneggiare chi lavora onestamente per mantenere la propria famiglia. E non credo che questo fosse l'obiettivo degli studenti che sono scesi in piazza.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
1) Tema proteste studentesche, quali misure mettere in campo ?
Il tema non è tanto quali misure mettere in campo, anche perché il Governo le ha già predisposte. Soltanto a Firenze erano impegnati 500 uomini, con stazioni e caselli autostradali presidiati. Sul fronte della sicurezza, quindi, il Governo, la Prefettura e la Questura hanno fatto il proprio dovere in maniera emblematica, perfetta e ineccepibile.
Il tema vero è un altro: perché dobbiamo rinunciare a vivere le nostre città nel fine settimana per colpa di chi non scende in piazza per far valere le proprie ragioni, ma per danneggiare gli altri?
Manifestare è un diritto sacrosanto. Ma se organizzi una manifestazione annunciando che il percorso verrà comunicato soltanto all'ultimo momento e ti presenti con la sigla «Movimento 17 Ottobre», lasciando intendere che vuoi ripetere quanto accaduto a Milano la settimana precedente, è inevitabile che chi vive e lavora nel centro cittadino cerchi di tutelarsi. E infatti abbiamo visto negozi barricati, attività chiuse e vetrine protette.
Questo non è più semplicemente manifestare: significa danneggiare gli interessi di persone che non c'entrano nulla con la protesta. Significa colpire gli incassi delle famiglie, dei commercianti, dei ristoratori e degli affittacamere, che si sono visti cancellare le prenotazioni per il fine settimana a Firenze.
Anche queste persone, esattamente come chi è sceso in piazza, hanno il diritto di guadagnarsi da vivere e di arrivare a fine mese. E allora c'è una contraddizione enorme: non si può protestare contro il carovita impedendo ad altri di lavorare e di portare a casa uno stipendio. Altrimenti si finisce per comportarsi da egoisti, danneggiando proprio quelle persone che si dice di voler difendere.
Il problema, dunque, non è stato la gestione della sicurezza, che è stata impeccabile da parte della Questura, della Prefettura e del Ministero. Il problema è stato vedere una città blindata, chiusa, barricata. Una situazione che ha fatto male a chi vive Firenze e, soprattutto, a chi lavora e rischia di non riuscire ad arrivare a fine mese proprio a causa delle conseguenze di quella manifestazione.
La cosa più assurda è che in piazza ho visto tanti ragazzi che probabilmente non sapevano nemmeno per che cosa stessero manifestando, accompagnati da nostalgici sessantottini legati a stagioni politiche ormai lontane.
Mi piacerebbe chiedere a queste persone se sono davvero soddisfatte della loro iniziativa, sapendo che decine di famiglie fiorentine potrebbero trovarsi in difficoltà questo mese non per colpa di Giorgia Meloni, ma per colpa di chi ha contribuito a compromettere gli incassi di attività che, dopo due settimane difficili, rischiano di non riuscire a pagare le spese e a mantenere le proprie famiglie.
2) Come distinguete il diritto degli studenti a manifestare e protestare dagli episodi di violenza e danneggiamento?
Ci tengo a precisare che il mio appello non riguarda soltanto sabato, ma guarda soprattutto al futuro e a quello che accadrà dopo queste manifestazioni.
Per rispetto della mia storia personale, non parlerò mai male degli studenti che protestano e manifestano. Per quindici anni ho fatto parte del movimento giovanile, ho organizzato decine di cortei e ho partecipato a moltissime manifestazioni organizzate da altri. So bene che cosa significhi mobilitarsi per portare avanti le proprie idee. Credo quindi che uno studente abbia tutto il diritto di protestare, anche ricorrendo a forme di lotta incisive, come l'occupazione di una scuola.
Dopodiché, ho sentito dire che si manifesta perché il Governo Meloni spenderebbe soldi per la guerra anziché investirli nella scuola. È uno slogan privo di fondamento: non esiste un euro sottratto all'edilizia scolastica e destinato alle politiche militari. Se qualcuno sostiene il contrario, sono pronto a confrontarmi con lui. Perché manifestare senza conoscere davvero i temi per cui si scende in piazza è un problema.
L'unica rivendicazione che, tra quelle che ho sentito, mi sembra avere un significato concreto è quella contro il carovita. E allora il mio appello è semplice: cari ragazzi, cari studenti, se manifestate perché ritenete ingiusto che tante famiglie non riescano ad arrivare a fine mese, fate in modo che le vostre proteste non contribuiscano ad aumentare proprio il numero delle famiglie in difficoltà.
È quello che rischia di essere accaduto a Firenze nelle ultime due settimane di manifestazioni. I negozianti, i bar, i ristoranti e le botteghe che sabato scorso e il sabato precedente hanno rinunciato ai propri incassi sono attività dietro le quali ci sono famiglie che lavorano, pagano le bollette e devono mantenersi.
Perdere quegli incassi significa, per molte di loro, avere maggiori difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Il paradosso è che, nel tentativo di combattere il carovita, si rischia di mettere ancora più in difficoltà proprio quelle famiglie che si dice di voler difendere. Perché, se l'obiettivo è aiutare chi fatica ad arrivare a fine mese, non si può finire per danneggiare chi lavora onestamente per mantenere la propria famiglia. E non credo che questo fosse l'obiettivo degli studenti che sono scesi in piazza.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
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