La sensazione che il corpo si muova senza che ciò stia realmente accadendo, oppure la percezione che la stanza e gli oggetti circostanti comincino improvvisamente a ruotare. Sono queste le manifestazioni più comuni delle vertigini, un disturbo spesso accompagnato da nausea, sudorazione, palpitazioni, instabilità e, nei casi più intensi, anche vomito.
A spiegare quando il problema può dipendere dall’orecchio è Andrea Rapaccini, otorinolaringoiatra del Valdisieve Hospital.
«La vertigine è una sensazione erronea di spostamento – chiarisce lo specialista –. Il soggetto può percepire di essere lui stesso in movimento oppure vedere gli oggetti della stanza ruotare intorno a sé. In entrambi i casi si può perdere il normale rapporto con lo spazio e possono comparire sintomi particolarmente sgradevoli».
Il sofisticato sistema che ci mantiene in equilibrio
L’equilibrio dipende da un sistema molto complesso, capace di integrare le informazioni provenienti dall’orecchio interno, dalla vista e dal sistema nervoso centrale.
«Il sistema vestibolare è uno dei meccanismi più sofisticati dell’organismo umano – sottolinea Rapaccini – perché ci permette di contrastare la forza di gravità, stare in piedi e camminare su due gambe. È fondamentale per farci percepire correttamente la posizione del nostro corpo nello spazio».
La “centralina” che elabora queste informazioni si trova nel cervello. Per questo motivo alcune vertigini possono avere un’origine centrale o neurologica ed essere collegate, per esempio, a patologie vascolari o neurodegenerative. In altri casi, invece, l’origine è periferica e interessa principalmente l’orecchio interno.
Il ruolo dell’orecchio interno
All’interno dell’orecchio si trovano il vestibolo, l’utricolo, il sacculo e i canali semicircolari. Queste strutture contengono liquidi che si spostano durante i movimenti lineari o rotatori della testa, stimolando specifici recettori.
Da qui partono gli impulsi diretti al cervello, necessari per stabilire se una persona è ferma, sta camminando, si trova su una scala oppure osserva il vuoto da una terrazza.
«Quando il funzionamento di queste strutture si altera – prosegue Rapaccini – possono comparire instabilità, giramenti di testa e vere e proprie crisi vertiginose. L’orecchio interno, dunque, non serve soltanto per sentire, ma svolge un ruolo decisivo anche nel mantenimento dell’equilibrio».
Tra le cause periferiche più comuni delle vertigini rientrano la vertigine posizionale parossistica benigna, provocata da determinati movimenti della testa, la neurite vestibolare, la labirintite e la malattia di Ménière.
La malattia di Ménière
Una delle patologie più conosciute è proprio la malattia di Ménière, un disturbo cronico dell’orecchio interno legato a un’alterazione dei liquidi presenti nel labirinto.
«Può provocare una vertigine oggettiva molto intensa – spiega l’otorinolaringoiatra –: il paziente ha la sensazione che tutto ruoti intorno a lui ed è spesso costretto a rimanere immobile. Alla crisi possono accompagnarsi nausea, vomito, sudorazione e un forte malessere generale».
Un elemento importante è l’associazione con sintomi uditivi. La persona può avvertire un abbassamento dell’udito, una sensazione di orecchio pieno e la comparsa di acufeni, percepiti come fischi, ronzii o sibili.
La malattia può presentarsi attraverso crisi improvvise intervallate da periodi di benessere. Con il trascorrere degli anni, soprattutto nell’orecchio interessato, il deficit uditivo può diventare progressivamente più evidente.
Esistono anche sindromi con sintomi simili a quelli della Ménière, ma con caratteristiche ed evoluzioni differenti. Per questo non è possibile arrivare a una diagnosi basandosi soltanto sulla sensazione riferita dal paziente.
Diagnosi e trattamento devono essere personalizzati
La valutazione specialistica è indispensabile per distinguere le vertigini di origine periferica da quelle centrali e individuare la terapia più adatta. La visita otorinolaringoiatrica può essere accompagnata da esami dell’udito, test vestibolari e, quando necessario, ulteriori approfondimenti diagnostici.
«Il trattamento della malattia di Ménière deve essere stabilito caso per caso – evidenzia Rapaccini –. In alcuni pazienti possono essere utilizzati diuretici per contrastare l’accumulo dei liquidi, farmaci contro nausea e vertigini durante la fase acuta e terapie di mantenimento. Tutto, però, deve essere prescritto e seguito dallo specialista».
Anche lo stile di vita può avere un ruolo. Ridurre il consumo eccessivo di sale, evitare il fumo, moderare alcol e caffeina e cercare di controllare stress e ansia può contribuire alla gestione del disturbo. Queste indicazioni non sostituiscono comunque la diagnosi e la terapia medica.
Vertigini ricorrenti, perdita dell’udito, acufeni o sensazione di pressione all’interno dell’orecchio non devono quindi essere sottovalutati. Rivolgersi allo specialista permette di comprenderne l’origine e di intervenire con un percorso terapeutico mirato.
«Le vertigini non sono tutte uguali – conclude Andrea Rapaccini –. Individuare se il problema nasce dall’orecchio interno oppure dal sistema nervoso centrale rappresenta il primo passo per affrontarlo correttamente e restituire al paziente sicurezza ed equilibrio».
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