Tutto ebbe inizio in un turbolento intervallo di Fiorentina-Lazio. Viola in balia degli avversari, come sempre accaduto da inizio stagione fino a quel minuto 45. Entra Gudmundsson, pochi minuti, si prende il rigore, lo segna e pareggia. Poi allo scadere va dal dischetto di nuovo, tiro e gol del 2-1. Da lì in poi la squadra di Palladino non ha più perso per 10 domeniche, mettendo in fila 8 vittorie consecutive che, col senno di poi, per fortuna sono arrivate, altrimenti chissà dove sarebbe oggi in classifica.
Gudmundsson ebbe il tempo di buttarla dentro col Milan, per poi rifermarsi dopo pochi minuti a Lecce. Poco male. Al Via Del Mare entrò Beltran e la Fiorentina continuava a volare. Fino al ko di Bove, da lì in avanti tutto è diventato più difficile del previsto, mentre Gudmundsson...bho. qualche minuto ogni tanto, tra l'altro con gol, ma un rientro che non si è mai concretizzato a pieno. Anche perché, ogni volta che l'islandese rientrava non è che brillasse particolarmente. Come in Fiorentina-Como, quando dopo pochi minuti, quasi come in una barzelletta, di quelle che non fanno ridere per niente, fu costretto ad uscire di nuovo. Da lì, altro mini calvario, con rientro col Lecce. E anche lì, pochi minuti nel finale ma due errori sotto porta clamorosi. E vabbè. Il tutto mentre la Fiorentina non vedeva la luce in fondo al tunnel, tra tonfi, partite orrende, con ingressi dell’islandese che, per quei tratti di gara in cui giocava, non toccava palla, come in Grecia, ad esempio. Poi, si spera, la svolta. Gudmundsson, che dal nulla scaraventa un destro che si infila alle spalle di Meret, e da lì, come detto, la possibile più classica delle sliding doors. Sì, perché già tra due giorni la Fiorentina dovrà superare un ostacolo divenuto il vero spartiacque di questa stagione, contro il Panathinaikos, gara da dentro o fuori, non solo per la Conference League, ma anche per il proseguo di un’annata che da magnifica rischia di divenire orribile, sì in caso di eliminazione agli ottavi per mano dei modesti greci, ma anche perché da quel tunnel in cui si è infilata la truppa di Palladino non si intravede via d’uscita. E all’orizzonte, oltre al Pana, ci sono Juventus, Atalanta e Milan. E quel ‘sento troppe critiche, troppo pessimismo. In fondo siamo sesti’, che Palladino proferì in conferenza stampa giusto 15 giorni fa, rischia di diventare il proverbiale canto del cigno. Anche perché, già oggi, la Fiorentina è ottava in classifica e col Milan a -1.
Ok, ma per questi aspetti ci sarà tempo. Ora tocca a Gudmundsson. Ok, toccherebbe anche a Palladino riuscire a mettere in condizione il giocatore forse più talentuoso di questa rosa di esprimersi, l’altro è Fagioli, definito ‘campione’ dal tecnico viola ma fin qui, non si capisce neanche bene perché, utilizzato col contagocce (ma anche questa è un’altra storia). Insomma, Gud, dicevamo, che almeno con Kean, litigi sui rigori a parte, ha dimostrato di sapersi trovare. Non ci sembrano schemi, nel senso di qualcosa di provato, ma più qualcosa di legato alle qualità individuali. E ora, caro Gud, è il tuo momento. Dimostra qualcosa, fai qualcosa, sentiti libero, come al Genoa, di fare un pò quello che ti pare, senza troppi tatticismi. Tanto, non ce ne voglia Palladino, per quelli meglio lasciar perdere.
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