A Prato l’importante convegno organizzato da Confindustria Toscana Nord alla presenza del Ministro Salvini

Il segmento dei trasporti è una costola fondamentale per le diverse tipologie di industrie, che ricorrono ai nostri servizi. Esso supporta l’impresa locale e ne favorisce lo stare sui mercati, stimola il rafforzamento di un sistema di infrastrutture a favore dei trasporti e della logistica, ne condivide e talvolta ne avverte in anticipo difficoltà a motivi di crisi. Tutto ciò in un clima di fisiologica crescita.

 

Qui però siamo ormai da anni in un panorama ben diverso: fin dal 2020, anno della pandemia, che riversò anche sulla logistica intermodale i suoi effetti, i prezzi del trasporto marittimo che ebbero un’impennata senza precedenti. Era un evento straordinario a cui tuttavia abbiamo tenuto capo.

 

Non potevamo certo prevedere, nel 2022, il conflitto israelo-palestinese, e di nuovo le sue conseguenze sui traffici marittimi, che normalmente transitavano dal canale di Suez ( che, secondo fonti Fedespedi,  rappresentava la via di transito del 12% del commercio internazionale, il 10% del petrolio, l’8% di gas naturale e da cui circolavano il 40% delle navi portacontainer dell’import export italiano navale).

 

Infine, in questi tempi, è all’ordine del giorno il conflitto in Medio Oriente, e la chiusura o comunque l’impervietà dello Stretto di Hormuz. Qualsiasi analisi tentassimo di fare, rischierebbe di essere smentita subito dopo.

E’ certo le imprese (secondo una recentissima indagine di Confindustria) hanno già registrato o comunque attendono ricadute sul costo dell’energia, sul costo di trasporti e assicurazioni, sull’export in generale sul costo dei materiali intermedi e semilavorati e delle materie prime.

 

Non giova, oltre a tutto il contesto, il clima di profonda incertezza generato dalle tensioni internazionali; il peggior nemico per chi deve investire e programmare la propria crescita.

 

Per quanto riguarda l’autotrasporto, in particolare, esso risulta particolarmente colpito: secondo ISTAT, il 92,1% delle merci viaggia su strada (contro il 7,9% su ferrovia), rendendo il sistema particolarmente vulnerabile ai rincari del gasolio, ormai stabilmente sopra i 2 €/l. Gli effetti si estendono a tutta la filiera, con aumento dei costi di produzione e dei prezzi finali. Anche il trasporto passeggeri si trova in difficoltà, con rincari che superano il 20%, pari a 40 milioni di euro di maggior costo al mese.

 

La nostra associazione di riferimento per i trasporti  ANITA ha assunto una posizione di estrema responsabilità, chiedendo al Governo di farsi carico del problema del caro carburanti con interventi strutturali ma evitando posizioni non dialoganti; si vuole evitare di interrompere il servizio di consegna delle merci, perché esiste la consapevolezza di ciò che questo significherebbe per il Paese in un momento come l’attuale. Allo stesso tempo è necessario che, nei limiti del possibile e per quanto possa essere governato si possa ripristinare un clima di certezza e fiducia nel settore.

 

Per questo, la stessa Confindustria rileva che le misure messe in atto dal Governo per agire sulla leva fiscale (il taglio delle accise su benzina e gasolio e crediti d’imposta per l’autotrasporto, oltre alle misure di sostegno per le imprese esportatrici colpite dalla crisi energetica) siano meritevoli ma non sufficienti, e ne andranno previsti di strutturali. La situazione è peraltro tale da non poter essere affrontata dai soli Governi nazionali, e va dunque coinvolta l’Europa, da cui ci aspettiamo interventi immediati per salvaguardare la competitività delle imprese e sostenere sia il trasporto merci che il trasporto passeggeri.

 

Pensare di affrontare uno scenario straordinario come questo con regole ordinarie significa condannare il sistema produttivo e logistico europeo a un indebolimento strutturale.

 

Questo il quadro, sinceramente devastante, internazionale, che mette in secondo piano la situazione delle strade e ferrovie nazionali su cui i nostri mezzi transitano: non le elenco, ma il loro diffuso e non ottimale stato di manutenzione rappresenta un costo per le imprese. Se parliamo di autostrade poi, Il sistema italiano, strutturato con assi longitudinali e dorsali, e fondamentale per l'economia, necessita di ammodernamenti, dato che il 70% è stato realizzato tra il 1960 e il 1980. Per quanto ci riguarda più da vicino, sottolineiamo l'urgenza dell'avvio dei lavori della terza corsia dell'A11 tra Firenze e Pistoia.

 

E a proposito della nostra Regione, la Toscana, vorrei avanzare delle richieste al Presidente Giani.  Parlarne in questa sede significa relazionarsi con un’area ampia, che va dalla costa della Versilia ai confini di Firenze; essa rappresenta il 13,5% della superficie e il 25,1% della popolazione della regione. Nel nostro territorio hanno sede il 31,5% degli stabilimenti industriali del territorio toscano e vi lavorano il 28,9% degli occupati dell'industria della regione. Il settore manifatturiero dell'area occupa 85 mila addetti, il 30% della Toscana

 

Stiamo seguendo (a breve verrà indetto un incontro con gli amministratori del territorio) la vicenda della Variante di Collodi, che ci interessa sia per gli aspetti legati alle cartiere situate a monte della località sia per la valenza turistica della medesima.

Siamo attenti e solleciti sulla questione che riguarda, a Lucca, a proposito degli Assi Viari.

 

Ci interessa ovviamente tutto, ma crediamo che non possa esistere una situazione come quella della Valle di Bisenzio, per la quale da sempre come associazione ci siamo sempre resi disponibili a fornire il nostro contributo di idee ed esperienza per favorire una soluzione che finalmente dia risposte troppo a lungo attese, ma senza ottenere riscontri significativi. Il dialogo si è di nuovo riaperto, anche con gli enti locali; chiediamo, una volta di più, che proceda spedito.

Chiediamo anche di dare avvio a un serio dibattito relativo alla viabilità ferroviaria (ci ricordiamo l’ipotesi dell’anello che doveva partire da Firenze e a Firenze tornare, secondo l’idea del compianto assessore Conti). E’ vero, la linea è stata potenziata e migliorata, ma il vero problema – una strozzatura che andrà affrontata in termini di progettazione dell’opera a sud d Montecatini - rimane sul tappeto. Abbiamo capito che l’assessore regionale sarà presto in Valdinievole, per meglio comprendere le esigenze di quel territorio; ci pare una buona cosa, auspicata dai territori.

 

L’intervento è il presupposto fondamentale per favorire il collegamento tra il porto di Livorno, lo Scalo Merci del Frizzone e l'Interporto della Toscana Centrale a Prato e quindi con il corridoio 1, strategico con la prossima apertura delle gallerie ampliate sulla tratta Prato – Bologna.

Risolverlo significherebbe anche qui organizzare un sistema di trasporti più agile, moderno, intermodale; quelle che le nostre imprese si meritano!

 

Sono e sarebbero tante le azioni e gli interventi che necessitano; dalla fragilità dei territori al tema delle politiche della mobilità urbana; al tema della difficoltà di trovare addetti per un settore quale il nostro, che proprio per le difficoltà che presenta diventa poco appetibile per i giovani, di cui invece avremmo tanto bisogno.

 

Le mie parole sono soltanto uno spunto, che spero serva da stimolo per le prossime azioni della Regione

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