I dazi americani rischiano di colpire con forza l'industria farmaceutica europea e italiana (e quindi toscana, della quale rappresenta un'eccellenza). Per questo molte aziende farmaceutiche, per far fronte alla minaccia delle tariffe sbandierata dal presidente americano Trump, hanno già fatto sapere che aumenteranno i propri investimenti negli USA.
A dirlo è la vicepresidente di Confindustria, e membro del board di Menarini, Lucia Aleotti.
Intervenendo all'iniziativa 'Colloqui dell'economia' organizzata dalla Camera di commercio di Firenze, ha sottolineato che "Trump è arrivato a minacciare il 230% di dazi sui farmaci se le aziende non correranno ad investire negli Stati Uniti. Vediamo che molte aziende americane, ma non solo le americane, hanno dichiarato che aumenteranno i loro investimenti in produzione negli Stati Uniti. Quindi c'è un tema, che non è quello di fare cassa sui farmaci, dal punto di vista di Trump, non vuole fare cassa ma vuole riportare a casa la base industriale. Qui dobbiamo giocarcela bene perché noi come paese siamo stati capaci di attrarre grandissimi investimenti dell'industria farmaceutica negli anni scorsi".
Più in generale, la vicepresidente di Confindustria ha sottolineato che "per un paese esportatore l'indebolimento del dollaro è un problema grandissimo, in primis perché molti scambi sono comunque in dollari anche verso altri paesi che non sono gli Stati Uniti. Sommato ai dazi è effettivamente un peso importante: quindi attenzione a sottovalutare l'effetto di questi dazi, perché il combinato disposto mette a dura prova la capacità di tenuta del nostro sistema".
A dirlo è la vicepresidente di Confindustria, e membro del board di Menarini, Lucia Aleotti.
Intervenendo all'iniziativa 'Colloqui dell'economia' organizzata dalla Camera di commercio di Firenze, ha sottolineato che "Trump è arrivato a minacciare il 230% di dazi sui farmaci se le aziende non correranno ad investire negli Stati Uniti. Vediamo che molte aziende americane, ma non solo le americane, hanno dichiarato che aumenteranno i loro investimenti in produzione negli Stati Uniti. Quindi c'è un tema, che non è quello di fare cassa sui farmaci, dal punto di vista di Trump, non vuole fare cassa ma vuole riportare a casa la base industriale. Qui dobbiamo giocarcela bene perché noi come paese siamo stati capaci di attrarre grandissimi investimenti dell'industria farmaceutica negli anni scorsi".
Più in generale, la vicepresidente di Confindustria ha sottolineato che "per un paese esportatore l'indebolimento del dollaro è un problema grandissimo, in primis perché molti scambi sono comunque in dollari anche verso altri paesi che non sono gli Stati Uniti. Sommato ai dazi è effettivamente un peso importante: quindi attenzione a sottovalutare l'effetto di questi dazi, perché il combinato disposto mette a dura prova la capacità di tenuta del nostro sistema".
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