L'export verso gli Stati Uniti è cresciuto del 158% negli ultimi dieci anni, i prodotti più colpiti saranno olio e vino

La Toscana è la seconda regione d'Italia a rischio dazi Usa per l'export agroalimentare. Dopo la Sardegna, al secondo posto per maggior "esposizione" negli Usa figura la Toscana (28% del proprio export agroalimentare, con l'olio in pole position con il 42% e i vini con il 33% delle relative esportazioni). È quanto emerge dall'analisi di Cia-Agricoltori italiani, presentata alla sua X Conferenza economica a Roma, sulla base dei dati di Nomisma e dell'Ufficio studi confederale.
    
Secondo Cia Toscana serve un'azione diplomatica forte per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora.
"L'export agroalimentare negli Usa - sottolinea in una nota il presidente Cia Toscana Valentino Berni - è cresciuto del 158% in dieci anni e oggi gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino Made in Italy, con 7,8 miliardi di euro messi a segno nel 2024. C'è preoccupazione per i prodotti toscani, al centro dell'export italiano nel mondo".

Per Berni, "l'Italia può e deve essere capofila in Europa nell'apertura di un negoziato con Trump, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli Usa, infatti, valgono quasi il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi Ue, molto prima di Germania (2,5%), Spagna (4,7%) e Francia (6,7%)".

Ecco perché "bisogna agire e fare di tutto per contrastare l'effetto deflagrante dei dazi Usa alle porte, tra danni enormi a imprese e cittadini, dilagare dell'Italian sounding e spazi di mercato a rischio occupazione da parte di altri competitor. A partire proprio dai prodotti e dalle regioni più esposti verso Washington".

Guardando ai prodotti Made in Italy che trovano negli Stati Uniti il principale sbocco, pericolo per i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni). Anche per l'olio d'oliva italiano e toscano gli Stati Uniti hanno un peso significativo, pari al 32% del proprio export (937 milioni di euro nel 2024), ma meno sostituibile nella spesa degli americani, e così a scendere per i liquori (26%, 143 milioni).
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