Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

L’amicizia di un ragazzo con un campione, colto nel suo lato più comune e quotidiano. Il fuori dalle piste di Ayrton Senna nelle parole di Matteo Orsi messe per iscritto da Davide Rigoni, autori di Ayrton storie fuoripista” (Bolis Edizioni). Lo presentano alla Libreria Gioberti con Carlo Scarzanella. “Un libro nato un po’ per caso”, dice Rigoni, “dai racconti del suo vissuto adolescenziale di Matteo Orsi che grazie al lavoro del padre celebre fotografo sportivo divenne amico di Ayrton Senna”.

Nel libro si traccia così un ricordo originale di Senna, dal primo incontro con “un timido ragazzo brasiliano dall’aria malinconica” a quella che con il fotografo Angelo Orsi diventò una lunga collaborazione professionale e un rapporto personale di profonda amicizia. In questo rapporto si inserisce quello di Senna con il figlio del fotografo, appunto il tredicenne bolognese appassionato di automobilismo Matteo che lo conobbe sotto il portone di casa in una serata del 1984 e “quel giorno iniziò la storia della mia personale amicizia con Senna, una storia solo nostra”.

La casa della famiglia Orsi divenne un punto di riferimento per Senna. Quando veniva in Italia, per le gare o i test a Imola o gli 
eventi televisivi o promozionali, era quello il suo approdo sicuro, familiare, lontano da corse e riflettori. “Noi eravamo la sua base”, spiega Matteo Orsi. “Tra me e Ayrton c’erano undici anni di differenza, quindi la nostra amicizia divenne molto simile al rapporto tra due fratelli”.

Perché Senna aveva questo bisogno in un certo senso di una famiglia?
“C’era qualcosa di molto brasiliano nella sua necessità di costruire fondamenta lontano da casa, nel ricercare solide certezze 
affettive per combattere la saudade quando non era con la sua famiglia. Le abitudini con persone care da frequentare lo facevano sentire meglio. Il feeling che si creò con la mia famiglia fu spontaneo e istintivo. Cercava momenti di pura semplicità in condivisione”.

Come si svolgevano le giornate con Senna?
“Non si parlava quasi mai di lavoro. Erano serate informali di chiacchiere, buona cucina e relax guardando le videocassette 
delle vecchie corse. Per noi era un amico invitato a cena. Altre volte cenavamo al ristorante, di solito in trattorie caserecce. Ayrton adorava le lasagne, i tortellini e le tagliatelle fatte in casa da mia madre. ‘Trasgrediva’ quando veniva da noi, ma è stato il primo pilota attento alla preparazione fisica e all’alimentazione. Il suo piatto prima delle corse era la pasta in bianco con olio e parmigiano, da un consiglio di mio padre”.

Il successo e la popolarità lo cambiarono?
“Cambiò nei suoi confronti il grande pubblico, ma lui non cambiò mai con noi. Ogni volta che varcava la soglia del nostro appartamento, era sempre lo stesso ragazzo del nostro primo incontro”.

Com’era Senna?
“Un ragazzo buono e gentile, generoso e sorridente, con un grande cuore. Timido, leale e con un profondo valore dell’amicizia e della famiglia. Era credente, ma viveva la Fede in maniera riservata. Emanava poi un immenso carisma che percepivi anche stando in silenzio”.

Altre particolarità?
“Aveva l’attitudine a una maniacale precisione, come da pilota, per ogni altro aspetto della sua vita e attività a cui si dedicasse, anche un semplice hobby. Conoscere ogni dettaglio lo faceva sentire padrone della materia. Non faceva niente con superficialità. Driven to Perfection era diventata la griffe del suo marchio aziendale ed era così anche nella vita quotidiana. Era ossessionato dalla ricerca della perfezione, del miglioramento costante”.

Fra tutte le immagini e aneddoti su Senna chiudendo gli occhi quale le viene in mente?
“Sorrido sempre quando ripenso a quella volta che parcheggiammo la macchina vicina a un ristorante, in strada. Ayrton si era fermato un attimo per cercare qualcosa nella sua valigetta e io ero con lui. In quel momento sul marciapiede, di fianco a noi, passò un signore con il suo cane. L’uomo vide Ayrton e si bloccò di colpo: una statua di sale con la bocca semi-spalancata. 
E come lui, il cane. Immobili, entrambi fissavano Ayrton. Ma è davvero Senna? Poi Ayrton si presentò. Ecco, io mi immagino la scena di quell’uomo che torna a casa e lo racconta alla moglie, ma lei non gli crede”.

Che cosa le ha lasciato Ayrton Senna?
“La sua scomparsa prematura mi ha lasciato tanti rimpianti, avrei voluto fare vedere ad Ayrton come crescevo e diventavo uomo. È avvenuto tutto talmente così veloce, la sua scomparsa, che ho fatto fatica all’inizio a rendermene conto, a metabolizzare questa cosa, vedere mio padre distrutto. Ayrton mi ha lasciato come insegnamento il fatto di crederci sempre: se inizi una cosa, la porti in fondo”. 

Nella foto Davide Rigoni, Carlo Scarzanella, Matteo Orsi
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