Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

C’è un’isola a Firenze, in Via San Domenico, sulla strada che porta a  Fiesole. Si chiama Itaca. Lì si presentano libri, si legge, si discute,  si condivide. Il padrone di casa è Paolo Ciampi, scrittore, camminatore  e giornalista.

“Itaca è una casa aperta a ospitare chi vuole attraccare  a questo porto, a questa isola allo stesso tempo reale e immaginaria  per condividere parole e storie”, dice Ciampi. “L’isola dà il senso di un ambiente protetto, dove si può essere più sicuri, più noi stessi. Abbiamo bisogno di isole nella nostra società dove siamo sempre presi dalla fretta e dagli impegni. Itaca è il risultato di tre c a cui tengo molto: cultura, creatività e convivialità. Le tre c portano alla quarta  c, di casa, perché era la casa dei miei, una casa privata e che lo rimane,  ma quando apro il cancello diventa aperta a tutti”.

Tra i libri presentati  
nella biblioteca ricca di volumi, “Do you remember? La nostra Firenze negli anni ’70 e ’80” (I Libri di Mompracem) di Massimo Pieri e Marco Ciappelli. Un omaggio a una città che non c’è più, in un periodo indimenticabile per chi lo ha vissuto, come gli autori, e per chi ha portato la propria testimonianza: il terzo scudetto viola sfiorato, le radio libere, il look, i cocktail, la cucina, il ricordo del gettone per telefonare dalla cabina alla fidanzata col terrore che ti rispondesseil padre, le feste in casa con la speranza di incontrare una ragazza come Sophie Marceau nel “Tempo delle mele” per ballarci un lento a debita distanza ma con il cuore che batteva forte.

“Erano gli anni delle compagnie, ritrovi di gruppo fra ragazzi e ragazze in ogni parte della città”, dice Pieri. “Abbiamo raccolto testimonianze, aneddoti, fotografie e adesivi. Avevamo il Ciao, le vespine. C’erano tanti locali dove si andava a ballare con la massima serenità. Sono felice di avere vissuto una certa epoca sotto tutti i punti di vista, per i primi lavori e i soldi – la lira - in tasca. Noi socializzavamo stando fuori, insieme,a parlare, non attaccati ai telefonini come i ragazzi di oggi. La gente era diversa. La politica era diversa. Ci si aiutava, questa è una parola oggi scomparsa”.
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