Un thriller horror con protagonisti degli adolescenti. Alla Libreria Salvemini Lorenzo Zucchi presenta “I film belli li danno solo di notte” (Edizioni Underground?). Lo accompagna nell’esposizione del suo libro Stefano Burbi, compositore musicista e direttore d’orchestra stavolta nella veste di relatore.
I personaggi del romanzo, ambientato vent’anni fa, hanno tra i 19 e i 23 anni e vivono nella ricca realtà della provincia di Parma, “che conosco bene, mi sono ispirato alle famiglie di quella zona”, dice l’autore. Erano compagni di gioco da bambini in estate, ma crescendo si sono allontanati. Ogni tanto si incontrano ancora, ma la compagnia non c’è più. Tutti hanno subito un trauma e il più grande di loro, soprannominato Acqua, si è suicidato. È solo uno dei soprannomi.
La scelta dell’autore è dovuta al tentativo di cristallizzare in tal modo il ricordo del passato oppure è indicativa di una ricerca della propria identità tipica di quell’età? “Entrambi i motivi: i soprannomi proteggono il loro passato e rivelano la loro ricerca di un’identità. Con i nomi propri, inoltre, il messaggio sarebbe passato meno rispetto al soprannome che simboleggia ogni persona. Ad esempio Cemento è quello con i piedi più piantati nella realtà, Scivolo passa da un’idea all’altra, Cybo è diventata l’opposto perché quasi anoressica, Erba è dipendente dalla cannabis, Nuvola è quello rimasto più bambino”.
Con il pretesto che una di loro, Panda, finito il semestre Erasmus, sta tornando da Dublino, Scivolo ha l’idea di riunire tutti gli amici per una festa, perché ha la villa a disposizione essendo i genitori via: “Scivolo è la più giovane del gruppo e vuole dare ancora una chance alla loro amicizia”.
Il tema dell’adolescenza si lega al ruolo dei genitori, fondamentale in quell’età così delicata: “L’assenza o la presenza sbagliata dei genitori non aiuta i ragazzi. La mia critica non è certo della famiglia come istituzione, ma i personaggi più problematici sono quelli con una madre single che gioca solo a carte o con un padre troppo presente che vuole decidere tutto per il figlio o con i genitori in giro con la barca o quello cresciuto con la nonna. Non è semplice passare da ragazzi all’età adulta. Tutti sono alla ricerca di un’identità e ognuno a modo suo la troverà”.
La maschera che porta con sé a ogni presentazione del libro che cosa rappresenta? “È il simbolo del libro. La maschera divisa a metà rappresenta il bipolarismo”.
Nella foto da sinistra a destra: Lorenzo Zucchi e Stefano Burbi
I personaggi del romanzo, ambientato vent’anni fa, hanno tra i 19 e i 23 anni e vivono nella ricca realtà della provincia di Parma, “che conosco bene, mi sono ispirato alle famiglie di quella zona”, dice l’autore. Erano compagni di gioco da bambini in estate, ma crescendo si sono allontanati. Ogni tanto si incontrano ancora, ma la compagnia non c’è più. Tutti hanno subito un trauma e il più grande di loro, soprannominato Acqua, si è suicidato. È solo uno dei soprannomi.
La scelta dell’autore è dovuta al tentativo di cristallizzare in tal modo il ricordo del passato oppure è indicativa di una ricerca della propria identità tipica di quell’età? “Entrambi i motivi: i soprannomi proteggono il loro passato e rivelano la loro ricerca di un’identità. Con i nomi propri, inoltre, il messaggio sarebbe passato meno rispetto al soprannome che simboleggia ogni persona. Ad esempio Cemento è quello con i piedi più piantati nella realtà, Scivolo passa da un’idea all’altra, Cybo è diventata l’opposto perché quasi anoressica, Erba è dipendente dalla cannabis, Nuvola è quello rimasto più bambino”.
Con il pretesto che una di loro, Panda, finito il semestre Erasmus, sta tornando da Dublino, Scivolo ha l’idea di riunire tutti gli amici per una festa, perché ha la villa a disposizione essendo i genitori via: “Scivolo è la più giovane del gruppo e vuole dare ancora una chance alla loro amicizia”.
Il tema dell’adolescenza si lega al ruolo dei genitori, fondamentale in quell’età così delicata: “L’assenza o la presenza sbagliata dei genitori non aiuta i ragazzi. La mia critica non è certo della famiglia come istituzione, ma i personaggi più problematici sono quelli con una madre single che gioca solo a carte o con un padre troppo presente che vuole decidere tutto per il figlio o con i genitori in giro con la barca o quello cresciuto con la nonna. Non è semplice passare da ragazzi all’età adulta. Tutti sono alla ricerca di un’identità e ognuno a modo suo la troverà”.
La maschera che porta con sé a ogni presentazione del libro che cosa rappresenta? “È il simbolo del libro. La maschera divisa a metà rappresenta il bipolarismo”.
Nella foto da sinistra a destra: Lorenzo Zucchi e Stefano Burbi
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