Una storia familiare da rendere pubblica, perché serva da monito alle nuove generazioni. “Il bosco dove tutto cominciò” (Mondadori), scritto a quattro mani da Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano (in precedenza a Firenze), e dalla madre Rossella Köhler scomparsa un anno e mezzo fa, è appunto la “Storia di una famiglia partigiana”, come recita il sottotitolo del volume. L’autore lo presenta al ‘mercoledì letterario’ di Villa Vittoria Cultura, iniziativa a cura di Firenze Fiera, insieme al prof. Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, a Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, e a Cristina Giachi, presidente Commissione Cultura Regione Toscana. A moderare l’evento Giovanni Fittante, presidente di Villa Vittoria Cultura.
“Avevo queste storie familiari nel cassetto”, spiega Sacchi. “Il nonno Edoardo, nome di battaglia Dado, e lo zio Gianpaolo Menichetti, morto suicida per i suoi compagni partigiani in Val Pellice: due figure di straordinaria ispirazione. C’è anche un motivo politico ovvero c’è ancora bisogno di antifascismo, di raccontare le storie di chi ha rischiato o dato la vita per la democrazia? Per me sì”.
I boschi dove si nascondevano i partigiani diventano così un luogo della memoria, per rievocare fatti e conoscere più a fondo chi ti sta accanto. “Sono cresciuto con un rapporto di grande intimità con mio nonno Dado. Mi diceva: io non ho mai sparato a nessuno. Non ho partecipato alla brigata e stato mesi al freddo nella valle d’Intelvi per diventare un eroe. L’ho fatto perché era una scelta naturale”.
Chi è un eroe?
“Il nonno era un antieroe. Col suo profilo basso nel dire che era stato naturale fare il partigiano, voleva uscire da un atto eroico per entrare nella storia di tutti noi. Lo zio Gianpaolo parte per la campagna di Russia a 17 anni mentendo sulla sua età, per prendere il posto di un altro giovane che però era già padre ed evitargli così di rischiare la vita. L’eroe è quello che non fa una scelta di convenienza. C’è poi anche un altro aneddoto familiare che mi ha fatto riscrivere la definizione di eroe”.
Quale?
“Il mio bisnonno Mario fa una cosa che mi lascia tuttora un punto interrogativo: lo avrei fatto io? Quando muore suo figlio Gianpaolo, grande dolore in tutta la famiglia. Finisce la guerra e suona il campanello a casa: è un ragazzo fascista, quello che dava la caccia a Gianpaolo. Sono responsabile della morte di tuo figlio, gli dice e gli chiede aiuto, asilo, di ospitarlo perché sa che in quella casa nessuno lo cercherà mai. Quel ragazzo dormì per quattordici giorni sul divano di casa. Soltanto vent’anni dopo il mio bisnonno lo raccontò alla moglie e alle figlie. Perché lo aveva fatto? Io non volevo che un altro padre vivesse quello che avevo vissuto io. Disse. Quando seppi questa storia, rimasi scioccato. La generosità di un uomo pieno di cuore lascia spazio alla follia dello stesso uomo, che si mette in casa il nemico che aveva voluto la morte del figlio. Sì, un eroe può essere tante cose, ma sicuramente ha a cuore il principio di democrazia che spinge a fare queste scelte”.
A chi è rivolto il libro?
“È pensato per i ragazzi dai 13 anni in su, per cui ha un linguaggio molto semplice. In questo mi ha aiutato mia madre che mi diceva: devi rivolgerti a un ragazzo. Alla fine del volume abbiamo messo un glossario della resistenza per restituire fatti, storie e date”.
Nella foto di Umberto Visintini: Lorenzo Becattini, Giovanni Fittante, Giovanni Bettarini, Cristina Giachi, Tommaso Sacchi, Cosimo Ceccuti
“Avevo queste storie familiari nel cassetto”, spiega Sacchi. “Il nonno Edoardo, nome di battaglia Dado, e lo zio Gianpaolo Menichetti, morto suicida per i suoi compagni partigiani in Val Pellice: due figure di straordinaria ispirazione. C’è anche un motivo politico ovvero c’è ancora bisogno di antifascismo, di raccontare le storie di chi ha rischiato o dato la vita per la democrazia? Per me sì”.
I boschi dove si nascondevano i partigiani diventano così un luogo della memoria, per rievocare fatti e conoscere più a fondo chi ti sta accanto. “Sono cresciuto con un rapporto di grande intimità con mio nonno Dado. Mi diceva: io non ho mai sparato a nessuno. Non ho partecipato alla brigata e stato mesi al freddo nella valle d’Intelvi per diventare un eroe. L’ho fatto perché era una scelta naturale”.
Chi è un eroe?
“Il nonno era un antieroe. Col suo profilo basso nel dire che era stato naturale fare il partigiano, voleva uscire da un atto eroico per entrare nella storia di tutti noi. Lo zio Gianpaolo parte per la campagna di Russia a 17 anni mentendo sulla sua età, per prendere il posto di un altro giovane che però era già padre ed evitargli così di rischiare la vita. L’eroe è quello che non fa una scelta di convenienza. C’è poi anche un altro aneddoto familiare che mi ha fatto riscrivere la definizione di eroe”.
Quale?
“Il mio bisnonno Mario fa una cosa che mi lascia tuttora un punto interrogativo: lo avrei fatto io? Quando muore suo figlio Gianpaolo, grande dolore in tutta la famiglia. Finisce la guerra e suona il campanello a casa: è un ragazzo fascista, quello che dava la caccia a Gianpaolo. Sono responsabile della morte di tuo figlio, gli dice e gli chiede aiuto, asilo, di ospitarlo perché sa che in quella casa nessuno lo cercherà mai. Quel ragazzo dormì per quattordici giorni sul divano di casa. Soltanto vent’anni dopo il mio bisnonno lo raccontò alla moglie e alle figlie. Perché lo aveva fatto? Io non volevo che un altro padre vivesse quello che avevo vissuto io. Disse. Quando seppi questa storia, rimasi scioccato. La generosità di un uomo pieno di cuore lascia spazio alla follia dello stesso uomo, che si mette in casa il nemico che aveva voluto la morte del figlio. Sì, un eroe può essere tante cose, ma sicuramente ha a cuore il principio di democrazia che spinge a fare queste scelte”.
A chi è rivolto il libro?
“È pensato per i ragazzi dai 13 anni in su, per cui ha un linguaggio molto semplice. In questo mi ha aiutato mia madre che mi diceva: devi rivolgerti a un ragazzo. Alla fine del volume abbiamo messo un glossario della resistenza per restituire fatti, storie e date”.
Nella foto di Umberto Visintini: Lorenzo Becattini, Giovanni Fittante, Giovanni Bettarini, Cristina Giachi, Tommaso Sacchi, Cosimo Ceccuti
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