Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

“Rischiavo di diventare l’ennesimo articolo di prima pagina del giornale e nessuno, dagli amici alla famiglia, avrebbe mai saputo la verità, ma solo letto quel trafiletto poi buttato via”.

Irene Merlo racconta la sua storia di violenza domestica in “Io ce l’ho fatta” (Edizioni Momenti), un libro testimonianza poi diventato anche spettacolo teatrale. “Non sono una scrittrice”, dice Irene. “Il mio non nasce come libro ma come un piccolo diario, perché quando sono riuscita a scappare da quella relazione, che durava da sette anni, una convivenza accompagnata da una relazione abusante, nessuno sapeva niente e credo che questo sia il male più grande che accompagna la violenza sulle donne”. In “Io ce l’ho fatta” l’autrice racconta i soprusi, psicologici e fisici, da parte del suo ex compagno.

Quando ha iniziato a scrivere?
“Nei primi 28 giorni dopo essere scappata da lui ho vissuto nascosta al mondo e la notte tornavano alla mente alcune cose che mi erano successe e fino a quel momento avevo accantonato, così ho iniziato a prendere degli appunti perché nella mia testa c’era lui ancora mi cerca, lui ancora mi minaccia, lui ancora mi dice che se non torno a casa farà di me quello che mi ha sempre promesso cioè mi ucciderà”.

Fino allora aveva vissuto quella storia nel silenzio.
“Quando sei vittima di violenza c’è vergogna, paura, terrore, incapacità di vedere le cose per quello che realmente sono e incapacità di scappare da quella relazione. Vivi nel silenzio perché lui ti porta nel silenzio, perché quella relazione ti porta nel silenzio. Ho detto basta!, bisogna trovare il coraggio di dirlo e possibilmente dirlo all’inizio, al primo momento, neanche al primo schiaffo perché poi sennò siamo già troppo avanti, ma al primo disagio. Invece di chiudersi e andare via dal mondo, trovare quel piccolo spiraglio che c’è e rimane sempre vivo in ognuna di noi per dire: basta, io provo a chiedere aiuto”.

La storia col suo ex compagno all’inizio appariva l’opposto:
“Ero convinta di avere trovato l’amore vero, mi ero innamorata di quello, tutto il resto è arrivato dopo. In quei sette anni non abbiamo mai litigato, non c’è mai stata una discussione tra me e lui, io prendevo le botte perché lui era arrabbiato al di fuori. Io mi ero innamorata di quello che mi trattava come se fossi la sua principessa e speravo, desideravo che quello tornasse e quindi, attenzione, la violenza non inizia con uno schiaffo ma inizia come la cosa più bella della tua vita ed è lì che poi si innesca un meccanismo che non augurerei a nessuno”. 

Che effetto fa rileggere in un libro quanto le è capitato?
“Io ancora non l’ho riletto. Mettere nero su bianco ogni singola parola, ogni singola pagina, ogni singola virgola, ogni singolo capoverso, è stata per me anche una terapia, perché fissarlo lì è stato un modo per accettare col tempo tutto quello che mi era successo, quindi dolore ma allo stesso tempo era uno spiraglio per uscire da quel buio in cui, oltre al silenzio, ero finita. Porto una cicatrice di sette centimetri sulla fronte, ultimo segno che lui ha lasciato sul mio corpo. Avevo due strade: rimanere su quel divano e lasciare che questa storia, lui, tutto quello che era accaduto vincesse oppure potevo trasformare la data in cui sono scappata nel mio secondo compleanno, una seconda vita. Non potevo sprecare questa possibilità. Come dico sempre, io ce l’ho fatta. Spero che ascoltare, leggere, vedere, sentire anche da lontano, possa far sì che quell’io si possa trasformare nel nome di un’altra donna che possa dire, anche lei, ce l’ho fatta, a uscirne”. 


Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies