“Il cinema è sempre stato la mia casa e anche la mia vita. Un sogno che non mi ha mai tradito”. Parole di Fausto Meoli, autore di “Vaghe stelle del cinema” (I libri di Mompracem). Lo presenta alla Libreria Gioberti con Leandro Giribaldi.
Perché questo titolo?
“Vaghe stelle dell’Orsa è all’inizio di una lirica, Le ricordanze, di Giacomo Leopardi ed è il titolo di un film di Luchino Visconti, per cui mi tornava bene utilizzarlo perché nel mio libro ci sono il cinema e la memoria ovvero racconto come tanta parte della mia vita, dall’infanzia a oggi, si intersechi con il cinema. Parlo di eventi personali, rapporti sociali e politici, qualche storia d’amore”.
“Una vita tra sale e storie”, recita infatti il sottotitolo. Con la nostalgia del cinefilo, Meoli rivive le proprie esperienze attraverso ricordi che derivano da film, dagli anni Sessanta fino alle visioni più recenti. Capolavori e pellicole dimenticate, cult e B-movie.
Come nasce questa passione?
“Nell’infanzia ho goduto di un privilegio, perché vivevo in un appartamento con una terrazza che si affacciava su uno spazio che in estate diventava un’arena estiva, per cui io da quella terrazza ho visto tanti film, tranne quelli più violenti o scabrosi. Questa passione è proseguita fino a oggi che abito a Sesto Fiorentino a cinquanta metri dal Grotta, ci andrei quasi in ciabatte al cinema”.
Qual è la prerogativa del cinema?
“Hitchcock diceva che un film è la vita a cui sono state tagliate le parti noiose. In quelle due ore di proiezione, le banalità e incombenze quotidiane rimangono fuori, è come un incanto, un sogno, una storia da fare tua”.
Che cosa cerca in un film?
“Oltre a vedere naturalmente quello che sta in prima scena, la trama, la tecnica e la realizzazione, cerco sempre di scoprire dei particolari nascosti che danno quel qualcosa in più, come la lettura dei titoli di coda. Io le chiamo divagazioni necessarie e riportano alla letteratura, alla pittura, alla musica e soprattutto alle location dove sono stati girati i film. Così ho fatto dei viaggi in quei posti, di proposito o casuali. Il cinema è un atto d’accusa all’immobilità, è un invito al viaggio”.
L’autore rievoca la Firenze di Pratolini al cinema e cita sale ormai scomparse: Goldoni, Astor d’essai, Universale, Eden, Fulgor,
Gambrinus, Vittoria, Florida, Excelsior, Astra, Astra 2, Aldebaran, Arlecchino, Italia, Corso, Variety, Eolo, Ariston, Artigianelli, Romito.
“I cinema d’essai, ormai rimasti pochissimi, creano una comunità. Frequenti quel cinema, conosci persone, parli di cinema. Di certe sale ricordo l’odore della moquette. Nella quarta di copertina ho riportato una mappa del centro storico con una lista di cinema ormai scomparsi”.
Quale film l’ha fatta innamorare del cinema?
“Ben Hur con Charlton Heston, per gli inseguimenti delle bighe romane con i rostri alle ruote per far fuori gli altri concorrenti, veri e propri duelli in corsa”.
Nella foto: Fausto Meoli e Leandro Giribaldi
Perché questo titolo?
“Vaghe stelle dell’Orsa è all’inizio di una lirica, Le ricordanze, di Giacomo Leopardi ed è il titolo di un film di Luchino Visconti, per cui mi tornava bene utilizzarlo perché nel mio libro ci sono il cinema e la memoria ovvero racconto come tanta parte della mia vita, dall’infanzia a oggi, si intersechi con il cinema. Parlo di eventi personali, rapporti sociali e politici, qualche storia d’amore”.
“Una vita tra sale e storie”, recita infatti il sottotitolo. Con la nostalgia del cinefilo, Meoli rivive le proprie esperienze attraverso ricordi che derivano da film, dagli anni Sessanta fino alle visioni più recenti. Capolavori e pellicole dimenticate, cult e B-movie.
Come nasce questa passione?
“Nell’infanzia ho goduto di un privilegio, perché vivevo in un appartamento con una terrazza che si affacciava su uno spazio che in estate diventava un’arena estiva, per cui io da quella terrazza ho visto tanti film, tranne quelli più violenti o scabrosi. Questa passione è proseguita fino a oggi che abito a Sesto Fiorentino a cinquanta metri dal Grotta, ci andrei quasi in ciabatte al cinema”.
Qual è la prerogativa del cinema?
“Hitchcock diceva che un film è la vita a cui sono state tagliate le parti noiose. In quelle due ore di proiezione, le banalità e incombenze quotidiane rimangono fuori, è come un incanto, un sogno, una storia da fare tua”.
Che cosa cerca in un film?
“Oltre a vedere naturalmente quello che sta in prima scena, la trama, la tecnica e la realizzazione, cerco sempre di scoprire dei particolari nascosti che danno quel qualcosa in più, come la lettura dei titoli di coda. Io le chiamo divagazioni necessarie e riportano alla letteratura, alla pittura, alla musica e soprattutto alle location dove sono stati girati i film. Così ho fatto dei viaggi in quei posti, di proposito o casuali. Il cinema è un atto d’accusa all’immobilità, è un invito al viaggio”.
L’autore rievoca la Firenze di Pratolini al cinema e cita sale ormai scomparse: Goldoni, Astor d’essai, Universale, Eden, Fulgor,
Gambrinus, Vittoria, Florida, Excelsior, Astra, Astra 2, Aldebaran, Arlecchino, Italia, Corso, Variety, Eolo, Ariston, Artigianelli, Romito.
“I cinema d’essai, ormai rimasti pochissimi, creano una comunità. Frequenti quel cinema, conosci persone, parli di cinema. Di certe sale ricordo l’odore della moquette. Nella quarta di copertina ho riportato una mappa del centro storico con una lista di cinema ormai scomparsi”.
Quale film l’ha fatta innamorare del cinema?
“Ben Hur con Charlton Heston, per gli inseguimenti delle bighe romane con i rostri alle ruote per far fuori gli altri concorrenti, veri e propri duelli in corsa”.
Nella foto: Fausto Meoli e Leandro Giribaldi
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