“C'è un ritorno potente alla castanicoltura. Tanti giovani e tante imprenditrici sono tornati nei boschi”

Dal Mugello alla Lunigiana, dalla montagna aretina a quella amiatina e pistoiese, dalla Garfagnana all'Alta Versilia è una stagione d'oro per la castagna. Il clima favorevole e le giuste quantità di piogge nel momento più opportuno della maturazione dei ricci, porteranno ad un incremento del 40% del raccolto un po' in tutta la regione. E' quanto spiegato, in una nota, da Coldiretti Toscana sulla base dell'analisi dell'Associazione Nazionale Città del Castagno che monitora costantemente le aree di produzione.
          
"C'è un ritorno potente alla castanicoltura. Tanti giovani e tante imprenditrici sono tornati nei boschi per recuperare e valorizzare i castagneti, molti dei quali abbandonati, trasformando quella che era una coltura legata alla sopravvivenza delle popolazioni in un volano economico turistico, enogastronomico e sociale", spiega Letizia Cesani, presidente Coldiretti Toscana. La stagione molto positiva è stata favorita dalle piogge generose di agosto che, come per l'esplosione dei funghi, è stata molto utile alla fruttificazione dei castagni. La conferma arriva dall'associazione Città del Castagno nella sua analisi che parla di una "grande fioritura dei castagni in primavera seguita da una buona allegagione che ha permesso la formazione di tanti ricci". La Toscana può sfoggiare ben cinque produzioni a denominazione di origine: tre per le castagne - il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop e la Castagna del Monte Amiata Igp - e due per le farine - Farina di Neccio della Garfagnana Dop e la Farina di Castagne della Lunigiana Dop - per cui si prevede una buona produzione.
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