'Il Mendicante moro' di Giacomo Ceruti, realizzato dall'artista milanese nella prima metà del diciottesimo secolo, è entrato a far parte della collezione degli Uffizi.
Lo sguardo del Mendicante moro di Ceruti, famoso per le sue raffigurazioni avanguardistiche che mirano già con sguardo borghese al popolo dotando anche i più umili di individualità, è un distillato unico di composta intensità formale e sostanziale. La nuova acquisizione, oltre a dotare il museo di un ulteriore capolavoro, di una nuova icona destinata a entrare nell'immaginario collettivo, si rivela particolarmente significativa dal punto di vista della completezza delle raccolta, dato che, fino ad ora, le Gallerie possedevano solo un altro dipinto, peraltro di relativo spessore, di questo originale artista, ovvero il 'Ragazzo con cesta di pesci e granseole', realizzato circa dieci anni dopo il Moro.
Protagonista della tela è un uomo che, prescindendo dagli abiti stracciati e dal gesto di chi chiede l'elemosina, viene rappresentato dal Ceruti con la stessa solennità e riguardo stilistico destinata all'epoca ai ritratti nobiliari, nell'antico ai togati. La fisionomia, si spiega in una nota, è indagata con estremo verismo; capolavoro e focus centrale dell'opera sono gli occhi, pupille nerissime a contrasto con sclera candida, sofferenti e stanche, ma allo stesso tempo vive. Il valore emotivo del dipinto, elevatissimo, risiede sia nella fisionomia del volto, chiaramente tratto da un soggetto vero, che nello sguardo. Ceruti esprime dunque nel Moro non curiosità superficiale per un pittoresco esotico ma piena partecipazione umana per l'individualità di questa persona reale, presentandola con grande spessore psicologico.
"Dopo il Matrimonio Mistico di Santa Caterina de' Ricci di Subleyras, le collezioni della pittura del XVIII secolo degli Uffizi si arricchiscono di un altro capolavoro, il Mendicante Moro di Giacomo Ceruti - ha detto il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde -. Un unicum assoluto, questo ritratto pieno di classica monumentalità che stravolge le convenzioni iconografiche del suo tempo e allarga i confini culturali di un secolo in cui si fa strada la modernità e si affermano i valori dell'uguaglianza".
Lo sguardo del Mendicante moro di Ceruti, famoso per le sue raffigurazioni avanguardistiche che mirano già con sguardo borghese al popolo dotando anche i più umili di individualità, è un distillato unico di composta intensità formale e sostanziale. La nuova acquisizione, oltre a dotare il museo di un ulteriore capolavoro, di una nuova icona destinata a entrare nell'immaginario collettivo, si rivela particolarmente significativa dal punto di vista della completezza delle raccolta, dato che, fino ad ora, le Gallerie possedevano solo un altro dipinto, peraltro di relativo spessore, di questo originale artista, ovvero il 'Ragazzo con cesta di pesci e granseole', realizzato circa dieci anni dopo il Moro.
Protagonista della tela è un uomo che, prescindendo dagli abiti stracciati e dal gesto di chi chiede l'elemosina, viene rappresentato dal Ceruti con la stessa solennità e riguardo stilistico destinata all'epoca ai ritratti nobiliari, nell'antico ai togati. La fisionomia, si spiega in una nota, è indagata con estremo verismo; capolavoro e focus centrale dell'opera sono gli occhi, pupille nerissime a contrasto con sclera candida, sofferenti e stanche, ma allo stesso tempo vive. Il valore emotivo del dipinto, elevatissimo, risiede sia nella fisionomia del volto, chiaramente tratto da un soggetto vero, che nello sguardo. Ceruti esprime dunque nel Moro non curiosità superficiale per un pittoresco esotico ma piena partecipazione umana per l'individualità di questa persona reale, presentandola con grande spessore psicologico.
"Dopo il Matrimonio Mistico di Santa Caterina de' Ricci di Subleyras, le collezioni della pittura del XVIII secolo degli Uffizi si arricchiscono di un altro capolavoro, il Mendicante Moro di Giacomo Ceruti - ha detto il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde -. Un unicum assoluto, questo ritratto pieno di classica monumentalità che stravolge le convenzioni iconografiche del suo tempo e allarga i confini culturali di un secolo in cui si fa strada la modernità e si affermano i valori dell'uguaglianza".
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