“Ma dopo l'aggressione regolarizzati operai in 3 aziende su 5”

"L'appartenenza etnica non c'entra nulla con quello che è accaduto ieri alla Euroingro. Parlare di 'cinesi' non aiuta a capire quello che continua a succedere da tempo a Prato". A dirlo sono Sarah Caudiero e Luca Toscano del sindacato Sudd Cobas tornando sull'aggressione avvenuta ieri al presidio sindacale, che ha coinvolto anche la Digos con due agenti feriti e poi tre fermi da parte delle forze dell'ordine. Dopo gli scontri di ieri, riporta la sigla, "il picchetto ha continuato a bloccare Euroingro fino alla chiusura, e oggi tre delle cinque aziende coinvolte dallo sciopero hanno accettato di regolarizzare i lavoratori".
    
"Il fatto che gli operai più sfruttati di questo distretto stiano rivendicando e conquistando i propri diritti, da adito alle peggiori pulsioni fasciste, violente e paramafiose da parte di un settore di imprenditoria", aggiunge la sigla di base "chi ha attaccato ieri il picchetto non l'ho fatto a causa della sua nazionalità, ma per difendere il suo 'diritto' a sfruttare".

   
Per i Sudd Cobas "chi vuole rappresentare uno scontro etnico vuole solo soffiare sul fuoco del razzismo e non riconoscere la dignità e la centralità delle lotte sindacali, che non guardano a nazionalità o etnia". "Abbiamo letto sui giornali la solidarietà di alcuni esponenti della destra locale alle forze dell'ordine aggredite. Non una parola verso i lavoratori. Quando le forze dell'ordine non erano presenti, come a L'Alba, non vi è stata alcuna presa di posizione".

    
Nel Macrolotto 1, spiegano gli esponenti sindacali, una parte del padronato "si sta organizzando attraverso WeChat per cercare di fermare le lotte sindacali e le rivendicazioni dei lavoratori. Ieri abbiamo avuto una dimostrazione di cosa si vuole mettere in campo contro gli scioperi. Siamo di fronte a messaggi deliranti in cui sfruttatori si rappresentano come vittime perché non viene tutelato il loro presunto diritto a sfruttare. Nei messaggi c'è l'invito agli imprenditori a 'non arrendersi' di fronte agli scioperi" e addirittura a far pressione sul consolato di Firenze per intervenire sui lavoratori.

Oggi, intanto, si sono svolte alla Camera le audizioni della X commissione sul Ddl Pmi, testo che i Sudd Cobas chiedono di cancellare, sostituendolo con uno nuovo, "scritto a partire delle esigenze di chi lavora nelle filiere".    

"Si vuole introdurre uno scudo penale per i brand committenti così che non possano più essere chiamati a rispondere dello sfruttamento all'interno delle proprie filiere. Il nostro giudizio non può che essere gravemente negativo - proseguono Caudiero e Toscano -. Il sistema delle certificazioni ha fallito. I fatti parlano chiaro: tutte le aziende delle filiere della moda venute alla ribalta per le situzioni di sfruttamento erano aziende 'certificate' da L'Alba Srl di Montemurlo alla Z Production di Campi Bisenzio (filiera Montblanc), e molte altre. Il governo vuole invece dargli un valore legale, facendole diventare elemento sufficiente a garantire l'impunità ai committenti".    

Per il sindacato occorre andare in direzione opposta, "serve una rivoluzione delle filiere".

La richiesta è che "le aziende capofila siano obbligate dalla legge a stipulare veri e propri contratti di appalto, senza più nascondersi dietro i 'meri rapporti commerciali'. I lavoratori delle filiere siano tutelati da una clausola sociale che garantisca a loro la continuità di lavoro e diritti. Senza interrompere il permanente e 'libero' movimento delle commesse alla ricerca del massimo risparmio, non si interromperà il circolo dello sfruttamento".
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