“16 in meno da inizio anno. Delegazione ricevuta in prefettura”

Diritti negati, sicurezza sul lavoro più a rischio e un sistema ispettivo ormai allo stremo con solo 25 ispettori rimasti, 16 in meno dall'inizio dell'anno. Questo il quadro emerso oggi dall'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) d'area metropolitana di Firenze, riunitisi per denunciare pubblicamente le condizioni in cui sono costretti a operare. A seguire, spiega la Fp Cgil in una nota, una delegazione è stata ricevuta in prefettura per illustrare alla rappresentanza territoriale del Governo le ragioni della mobilitazione nazionale che cade oggi.
    
All'inizio del 2025 l'Ispettorato fiorentino contava appena 67 addetti complessivi, tra personale ispettivo e amministrativo. Un numero già allora gravemente insufficiente per garantire la vigilanza in tutti i luoghi di lavoro del territorio, in tutti i settori. Oggi la situazione è drammatica, si sottolinea ancora: 16 ispettori in meno rispetto a gennaio (da 41 a 25), hanno scelto di passare ad altri enti, un depauperamento che rende impossibile assicurare controlli efficaci su contratti, contributi, legalità e sicurezza.

Per Giovanni Golino della Fp Cgil Firenz) e Micaela Cappellini, coordinatrice Inl Fp Cgil Toscana, "è il segno evidente di una Pubblica amministrazione che viene scientemente impoverita, indebolendo l'intero sistema dei diritti collettivi e lo stesso Stato sociale". Nei giorni scorsi il Governo ha varato il cosiddetto "Decreto sicurezza sul lavoro", che prevede per l'Inl l'assunzione di 300 unità di personale tra ordinari e tecnici nel triennio 2026-2028. Una misura positiva ma largamente insufficiente. Il testo finale del decreto, infatti esclude le assunzioni di personale amministrativo previste in precedenza, taglia strumenti interni di valorizzazione del personale, elimina la norma che avrebbe permesso all'Ente di utilizzare fondi propri per la sicurezza delle sedi e per l'informatica.

"Un arretramento pesante - sottolineano Golino e Cappellini - reso possibile anche dal silenzio dei vertici del ministero del Lavoro". "Temiamo - concludono Golino e Cappellini - che la carenza cronica di risorse e l'organizzazione disfunzionale non siano il frutto del caso, ma parte di un progetto che spinge il personale a lasciare l'Ente, così da indebolire ulteriormente il sistema dei controlli sul lavoro".
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