Federico Albini, come arriviamo alla fine di questo 2025 così tormentato?
La nostra Regione continua ad essere un polo produttivo importante a livello nazionale anche il rafforzamento dell’euro e il conseguente indebolimento del dollaro, oltre ai dazi imposti dagli Stati Uniti, ha creato problemi nell’esportazione dei prodotti più significativi, come le calzature, l’abbigliamento e l’olio. Per fortuna il mercato interno nazionale, con l’aumento della domanda interna, ha in parte riassorbito quello che si è perso con gli scambi con l’America, anche a causa dell’introduzione dei dazi.
Che prospettive ci sono per il 2026?
Il futuro è ancora legato alle capacità delle piccole e medie imprese di offrire prodotti di qualità, come in Toscana è storicamente sempre avvenuto. Il mercato cerca sempre la qualità e anche il sistema bancario deve continuare ad offrire un supporto economico a chi ha idee e voglia di investire. Alla fine è sempre l’uomo, con le sue idee e la tenacia, al centro di tutto.
Lei ha un rapporto speciale col Kazakistan, la Toscana se ne può avvantaggiare?
Come console onorario del Kazakistan sto lavorando da anni per rapporti sempre più stretti tra questa Nazione, purtroppo poco conosciuta, e la nostra Regione. Il Kazakistan è ricco di materie prime di gran pregio, non a caso un anno fa è stato tenuto proprio a Firenze un fondamentale convegno di geologi che hanno fatto emergere prospettive di sicuro interesse sia per la Toscana che per il Kazakistan.
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